domenica 4 gennaio 2009

Tortorici Me












Tortorici (C.A.P. 98078) dista 258 Km. da Agrigento, 188 Km. da Caltanissetta, 104 Km. da Catania, 147 Km. da Enna, 131 Km. da Messina, alla cui provincia appartiene, 184 Km. da Palermo, 208 Km. da Ragusa, 162 Km. da Siracusa, 283 Km. da Trapani.
Foto © A.A.P.I.T. Messina
Il comune conta 8.998 abitanti e ha una superficie di 7.016 ettari per una densità abitativa di 128 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona montagnosa interna, posta a 445 metri sopra il livello del mare.
Il municipio è sito in via Vitt. Emanuele, tel. 0941-421008 fax. 0941-421185. L'indirizzo di posta elettronica è il seguente: posta@comune.tortorici.me.it.
Il paese basa la sua produzione economica sull'agricoltura e sull'allevamento. Si producono grano, uva, castagne, ghiande e nocciole (ricordiamo la sagra del nocciolo nel mese di agosto). Si allevano ovini, bovini, suini ed equini.
Non essendo molto chiara l'origine del nome del paese, si pensa possa derivare da Torre Tudith. Secondo la leggenda Tortorici fu fondata dalla principessa cartaginese Orice. Nei secoli si tramandò la storia che la città fu fondata da un gruppo di profughi provenienti dal nord Africa, tra il 681 e il 703, che abitarano il luogo chiamandolo Orice in memoria della località Aures da cui provenivano, e della loro regina Dihà, cioè Orice.
Famosa in tutta la Sicilia per la produzione di campane e di statue in bronzo, la città di Tortorici viene citata in un documento della diocesi di Messina del secolo XII.
In epoca normanna Federico di Svevia concese il territorio di Tortorici a Guidone Pollicino. Nel periodo Angioino il feudo andò a Girardo e Bertrando de Artus ma con l'avvento degli spagnoli tornò ai Pollicino ed in seguito passò a Federico Moncada. La famiglia Moncada rimarrà proprietaria fino al 1597 quando Federico junior, l'ultimo dei Moncada, vendette la baronia alle famiglie Mastrilli e Corbera.
Nel 1630 Tortorici divenne parte del Regio Demanio ed ottenne un rappresentate nel parlamento siciliano. Due anni dopo ebbe il ruolo di capo-comarca, cioè capoluogo dei territori della vallata. Tortorici mantenne tale privilegio fino al 1812, quando la costituzione di Cadice divise la Sicilia in 23 distretti.
Foto © Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Patti
Negli anni 1682 e 1753 le alluvioni distrussero la città mettendo in crisi l'economia locale che si era sviluppata nei secoli XVI e XVII. Seguì un lungo periodo di ricostruzione che portò all'edificazione di nuove chiese e conventi in luoghi diversi da quelli originari.
Di notevole interesse architettonico sono la Chiesa di San Nicolò, con soffitto ligneo dipinto, la Chiesa del Santissimo Salvatore con al suo interno una copia dello Spasimo di Sicilia di Raffaello Sanzio dipinto nel 1643 da Joseph Tomasi, la che conserva al suo interno un gruppo marmoreo dell'Annunciazione del 1533 di Antonello Gagini, la Chiesa Madre costruita tra il 1753 e il 1775 con un trittico di marmo posto sulla facciata ed all'interno un organo del Settecento attribuito a Giovanni Platania di Acireale, la Chiesa di San Biagio con un arco normanno del 1270, la Chiesa di San Francesco con annesso il campanile del vecchio convento ed infine la piccola Chiesa di San Emerenziana e la Chiesa della Misericordia.
Tra i personaggi illustri originari del luogo ricordiamo lo storico della scienza Sebastiano Timpanaro (1888-1949) che fu direttore della "Domus Galileana" di Pisa e curò l'edizione critica delle opere di Galileo.

sabato 3 gennaio 2009

taglio rotte


Sicilia, protestano sindaci isole
Occupato traghetto contro taglio rotte
I sindaci di Ustica, Favignana e Pantelleria hanno occupato una motonave della Siremar (gruppo Tirrenia), nel molo Piave sud del porto di Palermo, impedendone la partenza. La protesta, alla quale stanno aderendo anche i sindacati dei lavoratori, è contro i tagli nei collegamenti da e per le isole minori a partire dalla metà di gennaio. "Andremo avanti, compatti - dicono i sindaci - fino a quando non si arriverà a un accordo definitivo".

Gorgia di Lentini


Gorgia di Lentini era il figlio di Carmantide e nipote del famoso medico Erodico e lo ricordiamo come il pi� notevole rappresentante della antica sofistica dopo Protagora, e, insieme al suo maestro Tisia, il creatore dell'arte retorica. Cos� lo ricorda gi� Cicerone, come colui che volle:
"dichiararsi pronto a rispondere a tutte le domande, che ciascuno volesse fargli".
(I, 103; De Oratore, a cura di G. Norcio, UTET, 1976).
Come date di nascita e morte possono essere assunte orientativamente quelle del 483 e del 375 a. C., morendo quindi ultra centenario. Con l'esercizio e con l'insegnamento dell'arte oratoria, una novit� anche per il mondo greco, divent� ricco al punto da poter dedicare, a Delfi, una statua d'oro al dio Apollo. Nel 427 and� ad Atene come ambasciatore di Leontini, in cerca di alleanze contro lo scomodo potere siracusano, e l� si fece apprezzare come retore finissimo trovando imitatori: famoso il suo Epitafio, per commemorare dei soldati ateniesi morti in guerra.
Dello stesso avviso non pare Platone che, nel suo Gorgia, lo pone in contrasto critico con Socrate (447, c):
"Ma vorr� poi Gorgia discutere con noi? Perch� io vorrei sapere da lui quale � la virt� propria di quest'arte che egli professa e insegna e in che cosa precisamente consista".
E pi� avanti (449, a):
Socrate - 'Piuttosto, Gorgia, dicci tu stesso come dobbiamo chiamarti e che arte � la tua'.Gorgia - 'La mia arte � la retorica'.
E ancora, dove Platone crea il dialogo tra Socrate e Gorgia in modo che questi si contraddica, quasi a rivelare una latente rivalit� per l' espressione culturale - confronta con la scheda su Tisia - proveniente da una ex terra colonica che diventa sempre pi� sede di potenti citt�, usando pure lo stratagemma di "chiedere" a Gorgia risposte concise, mentre il suo Socrate articola domande molto meglio costruite (454/455):
Socrate - Ti sembra che sapere e credere, ossia 'scienza' e 'opinione', siano la stessa cosa?Gorgia - No; direi che son cose distinte.Socrate - E diresti bene. Infatti se uno ti domandasse: 'Gorgia v'� una opi nione falsa e una vera?' tu risponderesti di si, credo.Gorgia - Di si, certo.Socrate - Ma la scienza pu� essere falsa e vera?Gorgia - Assolutamente no.Socrate - E' proprio vero, quindi, che scienza e opinione non sono la stessa cosa.Gorgia - Infatti.Socrate - Eppure vi ha persuasione sia in quelli che hanno scienza che in quelli che hanno solo opinione.Gorgia - Lo credo bene.Socrate - Dobbiamo stabilire, pertanto, due specie di persuasione: quella che produce opinione senza il sapere, l'altra che produce scienza.Gorgia - Hai ben ragione.Socrate - E allora dimmi, o Gorgia, quale delle due persuasioni produce nei tribunali e nelle altre adunanze la retorica intorno al giusto e all'ingiusto? Quella, cio�, da cui deriva opinione senza sapere, oppure l'altra da cui deriva il sapere?Gorgia - Evidentemente quella da cui deriva opinione senza sapere.Socrate - Dunque la retorica, a quanto pare, � produttrice di quella persua sione che induce all'opinione senza il sapere, e non alla scienza del giusto e dell'ingiusto.Gorgia - Cos� �.Socrate - Di conseguenza il retore non insegna nei tribunali e nelle altre adunanze nulla intorno al giusto e all'ingiusto, ma suscita soltanto una semplice credenza. Ed infatti, come potrebbe in cos� breve tempo insegnare ad una moltitudine di gente cose di cos� grande importanza?Gorgia - Sarebbe effettivamente impossibile.
(Platone, Gorgia, trad. Vito Stazzone, Ed. APE, Catania, 1944)
Tale dialogo di Platone induce a riflettere: l'autore ambienta l'incontro nel 427 a.C, cio� quando Gorgia and� in Atene, ma parrebbe composto intorno al 395, dopo cio� l'avvenuta condanna a morte di Socrate; condanna ottenuta dal potere suggestionante della retorica, a danno del giusto: a danno del giusto Socrate. E il dialogo sopra riprodotto - che andrebbe letto per intero - � colmo di giusto rancore: "Quando dicesti che il retore avrebbe potuto servirsi della retorica anche ingiustamente, io rimasi perplesso (...)". L'animo di Gorgia si risent� dello scritto dell'allievo di Socrate che lo vedeva protagonista: il siciliano non avrebbe consentito che la nuova scienza venisse applicata malamente. Fanno fede i suoi componimenti ulteriori.
I lavori di Gorgia, oltre l'Epitafio, sono di tematica mitica: l'Elogio di Elena, La difesa di Palamede, e filosofica: Sul non ente o della natura; l' Olimpico e il Pitico sono andati perduti; del Discorso agli Elei abbiamo ben poco.
Tra gli altri suoi viaggi vi sono quelli a Fere in Beozia e in Tessaglia, e fu altre volte in Atene. La sua dottrina contiene un intendimento dell'arte oratoria come produttrice di persuasione: non occorre cio� che chi ascolta si convinca che ci� che ode � la verit�, bens� � pi� utile che questi si convinca praticamente, piegandosi alla causa sostenuta dall'oratore. Nell'Elogio di Elena alla parola viene dato il potere di dominare la vita, influenzandone le scelte anche affettive, per cui la donna non ha colpa per quel che � accaduto tra i Greci e i Troiani perch� fu spinta dagli dei o dalle parole.
E saper accostare parola a parola pu� determinare la modellatura dell'animo del singolo, come del carattere della folla. La parola pu� modificare l'anima di chi la ode, e tramite la poesia pu� anche indurre nuove esperienze (concezione di cui � evidente la parentela col relativismo gnoseologico di Protagora). E le due opere prima citate, dedicate a Elena e Palamede, sono saggi tipici di tale abilit� retorica, nata con Gorgia. Nell'opera Sul non ente Gorgia sostiene tre tesi: nulla esiste, se esiste non � conoscibile dall'uomo, se � conoscibile non la si pu� comunicare ad alcuno, specialmente col solo uso della parola.
"La critica pi� recente ha chiarito, sopratutto mediante l'analisi comparativa delle due esposizioni che ci restano dello scritto gorgiano (quella di Sesto Empirico e quella dello Pseudo-Aristotele), come l'esposizione di Sesto, da cui deriva l'immagine del Gorgia effettivamente scettico e nichilista, sia in realt� deformata dalla sua intenzione di dossografo dello scetticismo, e debba quindi cedere il passo all'esposizione dello Pseudo-Aristotele, nella quale l'intenzione di ironia antieleatica dello scritto di Gorgia appare concretamente connessa al suo relativismo sofistico" (Dizionario Enciclopedico Italiano, ed. Treccani).
Rileggiamo la conclusione dell'Elogio di Elena:
"Cos� con le parole ho liberato la donna dalla sua cattiva fama secondo la premessa del mio discorso: e sforzandomi di distruggere l'ingiustizia di un'infamia e l'ignoranza di una opinione, questo discorso ho voluto scrivere, non solo per elogiare Elena, ma perch� fosse a me di passatempo". (trad. Maddalena, La lett. greca, op. cit.).
Sul valore che Gorgia attribuisce al passatempo, allo scherzo, abbiamo una nota di Aristotele, inquadrata con altre e che forse sono traccia di una seconda trattazione sulla Poetica, a noi non pervenuta:
"Su ci� che fa ridere, dal momento che esso sembra avere una sua utilit� nei dibattiti, e che Gorgia ha detto, e ha detto bene, che occorre distruggere la seriet� degli avversari con il riso e il riso con la seriet�, quante siano le forme del comico si � detto negli scritti sulla poetica: di queste l'una si adatta all'uomo libero, l'altra no, e si deve scegliere quel che meglio si adatta" (BUR, app.A).
La lezione di Gorgia � tra quelle immortali dei classici, ed in generale � tra le pi� alte lezioni dell'ingegno umano. Per noi immortale vuol dire davvero rileggere Gorgia con attenzione; pare oggi un esercizio nuovo l'ascoltare, a saper meglio valutare la enorme mole di informazioni - che in molti hanno interesse a che venga intesa tutta come cultura - che ci circonda.
Ricordiamo un aneddoto grazioso che si narra a proposito del famoso viaggio di Gorgia in Atene. L� egli arring� a lungo la folla, facendo risaltare la differenza di temperamento che sussisteva tra gli abitanti della Sicilia e della Magna Grecia, e tutti gli altri, definiti barbari. I barbari, diceva Gorgia, vivono nella discordia perch� vivono tra loro senza armonia. L'armonia sarebbe stata, secondo l'oratore, il segno distintivo della superiorit� greca sui nemici, e ci� avrebbe accresciuto la stima ed il timore dei barbari nei confronti dei greci. A questo punto uno della folla, un anonimo saccente, volle appuntare a Gorgia una annotazione sulla sua situazione familiare.
"Noi siamo in tanti, Gorgia", disse l'uomo, "e ci suggerisci di andare d'accordo e in armonia; tutti sanno per� che a casa tua siete in tre, tu tua moglie ed il servo, e litigate da mane a sera. Non credi che avrebbero pi� effetto i tuoi discorsi se si sapesse che voi tre non recate molestia ai vicini?"
Frammento:
da ORAZIONE OLIMPICADegni dell'ammirazione universale, o Greci (...). Ed alla nostra garasono necessarie due virt�: audacia e sapienza, per svelare l'enigma;perch� la parola come il bando dell'araldo in Olimpia chiama chi sioffre, ma incorona chi riesce.
(Clemente Aless.;in I Presocratici, testimonianze e frammenti; Laterza; 1994)
Gorgia fu tra i maestri di Antistene (con Socrate); questi poi fond� con altri la scuola detta Cinica.

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Lentini Sr

http://www.lentinionline.it/
http://www.youtube.com/watch?v=_CkZYk_4bCg&hl=it




Lentini (C.A.P. 96016) dista 209 Km. da Agrigento, 141 Km. da Caltanissetta, 30 Km. da Catania, 112 Km. da Enna, 126 Km. da Messina, 273 Km. da Palermo, 74 Km. da Ragusa, 46 Km. da Siracusa, alla cui provincia appartiene, 372 Km. da Trapani.
Foto © Luigi Nifosì
Il comune conta 26.517 abitanti e ha una superficie di 21.584 ettari per una densità abitativa di 123 abitanti per chilometro quadrato.
Sorge in una zona pianeggiante, posta a 56 metri sopra il livello del mare.
Il municipio è sito in piazza Duomo, tel. 0959 41600 fax. 0959 45366. L'indirizzo di posta elettronica è il seguente: info@comune.lentini.sr.it.
È un centro prevalentemente agricolo, i prodotti maggiormente coltivati sono il grano, gli agrumi e le olive.
La città fu fondata nel 729 a.C. dai Greci col nome Leontinoi. Nel sec. VI a.C. divenne dominio dei tiranni di Siracusa.
Foto © Luigi Nifosì
Ritornò città libera nel 427 a.C. grazie all'intervento degli Ateniesi, richiesto dal grande retore Gorgia.
Fu devastata dai Siracusani e dai Cartaginesi nel 406 a.C. e saccheggiata dai Romani nel 214 a.C.
Nel sec. VII, sotto il dominio bizantino divenne sede vescovile. In seguito fu conquistata dai Normanni e nel sec. XIII fu una delle più importanti città demaniali.
I terremoti del 1542 e del 1693 danneggiarono gravemente l'abitato e l'economia. La cittadina fu poi ricostruita nello stesso sito.
Foto © Luigi Nifosì
Di particolare interesse architettonico sono la chiesa Madre di S.Alfio del sec. XVIII, la chiesa della SS.Trinità, i resti del Castellaccio che risalgono al sec. XIII e il Museo Archeologico.
Tra i personaggi più illustri ricordiamo il filosofo Gorgia da Lentini, il poeta Jacopo da Lentini, che per la prima volta in Italia usò il sonetto, Riccardo da Lentini, l'architetto di Federico II di Svevia, e il campione di scherma Michele Alaimo.

feste e sagre gennaio

Quando...
Dove...
Cosa...
Informazioni
Gennaio
Tortorici (ME)
Sagra dell'alloro
0941 421966
Gennaio
Piana degli Albanesi (PA)
Sagra della "sfince"
091 8574144
1a domenica di gennaio
S. Giovanni Gemini (AG)
Sagra del dolce tipico
0922 900314
2 gennaio
Troina (EN)
San Silvestro

5 gennaio
S.Elisabetta (AG)
Sagra della ricotta
0922 479280
6 gennaio
Piana degli Albanesi - Mezzojuso -Contessa Entellina -Palazzo Adriano(PA)
Celebrazioni e festeggiamenti secondo il rito ortodosso
091 8574144
6 gennaio
S. Angelo Muxaro (AG)
Sagra della ricotta
0922 919506
6 gennaio
Mussomeli (CL)
Epifania

6 gennaio
Bordonaro (ME)
Epifania

6 gennaio
Baucina (PA)
Sagra: le vie dell'olio
091 8202295
17 gennaio
Campofranco (CL)
Sant'Antonio Abbate

17 gennaio
Giarratana (RG)
Sant'Antonio Abbate

18 gennaio
Mistretta (ME)
San Sebastiano

18/20 gennaio
Tortorici (ME)
San Sebastiano

19 gennaio
Marsala (TP)
Maria SS. della Cava

20 gennaio
Acireale (CT)
Festa di S. Sebastiano: il fercolo con il santo viene fatto uscire dalla chiesa a lui dedicata, in una corsa frenetica per le strade della cittadina
095 604521
25 gennaio
Solarino (SR)
San Paolo

venerdì 2 gennaio 2009

Adrano


http://www.televideoadrano.it/

http://www.acadranocalcio.altervista.org/
http://www.adranobasket.com/






Adrano (C.A.P. 95031) dista 176 Km. da Agrigento, 104 Km. da Caltanissetta, 37 Km. da Catania, alla cui provincia appartiene, 69 Km. da Enna, 122 Km. da Messina, 220 Km. da Palermo, 141 Km. da Ragusa, 95 Km. da Siracusa, 327 Km. da Trapani.
Foto © 2000 Affinità Elettive
Il comune conta 35.547 abitanti e ha una superficie di 8.251 ettari per una densità abitativa di 430 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona collinare interna, posta a 584 metri sopra il livello del mare.
Il municipio è sito in via A. Spampinato, tel. 095-7602248 fax. 095-7692771. L'indirizzo di posta elettronica è il seguente: comune.adrano@interbusiness.it.
Sito su un altopiano lavico che si affaccia sulla valle del fiume Simeto, Adrano vanta una cospicua produzione di agrumi, olive, pistacchi e ortaggi. Fiorente è l'allevamento di bovini e ovini. Di notevole rilevanza è l'annuale Mostra-Mercato dell'artigianato artistico e commerciale che si tiene nel mese di luglio.
Il nome Adrano deriva dal latino Adranon e fu dato al paese in onore del dio omonimo. Il primo centro abitato risale al 400 a.C. e venne fondato da Dionisio I nei pressi del tempio dedicato a tale divinità. Nel 344 a.C. esso fu luogo della famosa battaglia di Adranon tra i Leontini e i Corinzi. In seguito fu sottomesso al dominio romano e conobbe un lungo periodo di decadenza. Durante la dominazione araba fu un potente borgo feudale e sotto la dinastia normanna divenne un'importante contea con il nome di Adernò.

giovedì 1 gennaio 2009

insieme ai nostri emigranti

Un viaggio che ha visto protagonisti anche i due attori palermitani Paride Benassai e Sergio Vespertino, che hanno portato la Sicilia ai siciliani emigrati
A Parigi e a Londra con gli emigrati siciliani

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Paride Benassai, Vito Meccio e Sergio Vespertino
Cianciana, Casteltermini, Mussomeli, Raffadali, Caltanissetta, Enna, Sutera, Carini, Ribera, Campofranco, Gioiosa Marea, Agrigento, Acquaviva Platani e Sant’Angelo di Brolo. Sono solo alcuni dei paesi di provenienza delle migliaia di siciliani emigrati all’estero e protagonisti dei progetti “Il nuovo volto dei siciliani all’estero: l’identità siciliana nelle nuove generazioni, tra tradizione, modernità e innovazione cultura, arte, musica, teatro” e “Cambia il volto dei giovani italiani all’estero: legalità come fattore di sviluppo, il recupero della memoria (dell’emigrazione siciliana), il lavoro siciliano e le imprese come strumento per l’internazionalizzazione della Sicilia”. Entrambi promossi dall’Assessorato del Lavoro della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione della Regione Siciliana e dall’Associazione Acli Provinciale di Palermo, in collaborazione con le Acli della Gran Bretagna–Londra, le Acli France-Parigi e la Cooperativa Culturale Sociale Agricantus di Palermo.Sono state queste due città europee le mete di un percorso di recupero della memoria del passato, il passato di quei siciliani che sono partiti anni addietro per cercare fortuna in altri paesi, lasciando però il proprio cuore nella loro terra d’origine. Un viaggio che ha visto protagonisti anche i due attori palermitani Paride Benassai e Sergio Vespertino, che hanno portato la Sicilia direttamente nei luoghi in cui vivono queste comunità.Lasciati i quindici-diciotto gradi di Palermo si arriva a Londra il pomeriggio di mercoledì 10 dicembre. Il vento è sostenuto, non piove e la temperatura è poco al di sopra dello zero. Ad accoglierci all’aereoporto di Getwick c’è Lucia Bugitti, direttrice dell’Enaip (Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale) che da più di venti anni vive a Londra. Poche ore per ambientarsi, cena in albergo e una notte per riprendere le forze. Il giorno seguente tutti a pranzo alla Casa Italiana San Vincenzo Pallotti (dell’ordine dei Padri Pallottini fondato nel 1835) accanto la chiesa di Saint Peter, frequentata dai molti italiani residenti nel quartiere. Tra una minestra, un piatto di carne e il dolce, ecco che arriva il fuori programma firmato Vespertino e Benassai che con chitarra e voce animano la sala gremita da più di centocinquanta italiani provenienti non solo dalla Sicilia ma da molte parti del sud e nord Italia. Dopo pranzo, tra un caffè e una fetta di cheese cake allo Starbucks, si è di nuovo pronti per raggiungere in pulmino la prima meta ufficiale a circa un’ora e mezza da Londra: il circolo Acli della cittadina di Hoddesdon, situata nella contea di Hertfordshire, nella Lea Valley, che da più di tre generazioni ospita una numerosa comunità siciliana ben integrata. Alla “Jackson Hall” (questo il nome del circolo) si incontrano più di un centinaio emigrati siciliani, tutti residenti in Inghilterra, chi da trenta, quaranta o addirittura cinquanta anni. A tal proposito è doveroso menzionare il caloroso saluto del Vice Console Dott. Paolo Catarinicchia dell’Agenzia Consolare D’Italia e la presenza di rappresentanti delle Istituzioni cittadine tra cui il Vice Sindaco di Hoddesdon. Durante la cena, tra formaggi, salumi e vino siciliano doc, la serata è subito allietata dalle performance di Sergio Vespertino (una delle maschere comiche più care al pubblico palermitano) e Paride Benassai (ritenuto uno dei protagonisti, insieme a Burruano, Sperandeo, Scaldati, Cuticchio, che ha contribuito a tracciare una strada maestra del teatro palermitano). Teatro comico e teatro popolare si mischiano per dar vita ad un album di ricordi da sfogliare, tra suoni, colori e tradizioni principalmente palermitane, ma che finiscono per evocare tutta la Sicilia intera. E il pubblico risponde a tono, visto che per un’ora abbondante è stato catapultato virtualmente nella terra dei loro ricordi. Si torna in albergo stremati e infreddoliti, ma con l’anima arricchita da una nuova esperienza umana. Il giorno successivo, nel tardo pomeriggio, si fa tappa alla chiesa del Cristo Re (Church of Christ The King) nella periferia di Londra. La serata si apre con i saluti al pubblico di Lorenzo Losi, Presidente Nazionale delle Acli della Gran Bretagna, Toni Costumati, Presidente Provinciale delle Acli di Palermo, Vito Meccio, responsabile Unasp Acli Provinciale Palermo, Gaetano di Blasi, dell’Ufficio di Gabinetto dell’Onorevole
Paride Benassai e Sergio Vespertino Carmelo Incardona, Assessore del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione della Regione Siciliana. In sala ci sono oltre un centinaio di siciliani accorsi per la proiezione del film “Nuovo Mondo” di Emanuele Crialese, che narra la vicenda di migliaia di poveri emigranti siciliani, che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, spinti dalla disperazione e dalla fame, affrontano un viaggio lungo e pericoloso attraverso l’Oceano diretti a New York. Un’opera intensa, originale, di grande stile e impatto emotivo (realizzata con il concorso della Regione Siciliana Assessorato Regionale del Lavoro – Dipartimento Lavoro – Emigrazione ed Immigrazione). Una similitudine che in qualche maniera accomuna tutti quei siciliani (e in Inghilterra ce ne sono più di quindici mila) che dopo la seconda guerra mondiale hanno cercato fortuna nel nord Europa. La serata si chiude con una cena a buffet dai sapori siciliani offerta al pubblico. Di particolare importanza e interesse è risultata la mostra di storia orale dal titolo "Rimembranze dall’Emilia Romagna e dalla Sicilia", ideata e allestita dalle Acli-Enaip e consultabile sul sito http://www.enaip.org.uk/, che documenta con racconti suggestivi e fotografie personali le vite di due comunità italiane di immigrati, che si sono stabilite nel Regno Unito a partire dagli anni ’50. La settimana successiva si vola a Parigi dove il clima è decisamente più mite rispetto a Londra. Il tema del viaggio è “Cambia il volto dei giovani italiani all’estero: legalità come fattore di sviluppo, il recupero della memoria (dell’emigrazione siciliana), il lavoro siciliano e le imprese come strumento per l’internazionalizzazione della Sicilia”. La nostra guida “parigina” è Carmelo Sortino, operatore del patronato Acli di Parigi, un giovane di Gaggi (provincia di Messina) che da circa un anno e mezzo vive a Valenciennes, una cittadina a nord della Francia. Dopo aver assaporato le pietanze della cucina francese, sabato 20 dicembre nel pomeriggio, ha luogo l’incontro-dibattito sui temi sopra citati. Il luogo che lo ospita è il salone delle feste de l’Hotel de Ville (che non è un albergo), il Palazzo storico all’interno del quale si trova il Municipio cittadino, a Place d’Italie nel quartiere Marais, a fianco della Senna. In sala sono presenti più di un centinaio di siciliani “francesi”, molti dei quali residenti a Parigi, mentre una cinquantina provenienti da Valenciennes, giunti apposta per la serata con un pullman organizzato. Dopo il saluto di Raffaele Fiore, Presidente Nazionale delle Acli della Francia, il pubblico assiste alla proiezione di un documentario, prodotto e realizzato dall’Associazione Acli e Unasp Acli Sicilia, sulla vita di Padre Pino Puglisi. Terminata la proiezione si entra subito nel vivo dell’argomento con il dibattito aperto, coordinato e mediato da Nino Tranchina, responsabile organizzazione sviluppo associativo delle Acli Provinciale di Palermo, e Vito Meccio responsabile Unasp Acli Provinciale Palermo. Non mancano gli spunti per una riflessione più approfondita sull’argomento e nemmeno gli interventi costruttivi da parte del pubblico, formato anche da giovanissimi. Si commentano alcune riflessioni venute fuori durante la serata e si mettendo in evidenza le questioni legate al mondo dei giovani siciliani emigrati all’estero, alle nuove generazioni, quelle che sono cresciute e hanno assorbito totalmente la cultura del paese di adozione. Generazioni che, differentemente da quello che si potrebbe pensare, desiderano fortemente andare alla scoperta delle proprie origini per confrontare con la realtà i loro pochi ricordi.Si chiude il dibattito ed ha subito inizio il momento della comicità e della tradizione, nonché della memoria, con le performance di Sergio Vespertino e Paride Benassai. Il pubblico applaude, ricorda e sorride: riti, memoria, lingua, tradizioni che cercano i loro legittimi proprietari per essere ben presto affidati alla memoria delle generazioni di oggi. La serata si chiude con un buffet di cucina siciliana che porta la firma di Ignazio Messina, un giovane di Cefalù che da qualche anno ha improntato la sua nuova attività a Parigi. Un modo per dare il proprio contributo e per rendere un servizio utile alla cultura dello sviluppo e internazionalizzazione dell’economia siciliana e degli scambi culturali, sociali e commerciali.
30 dicembre 20

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