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venerdì 23 dicembre 2016

IL NUOVO NUMERO DELLA RIVISTA AMEDIT | n° 29 – Dicembre 2016

L’arte che più di tutte andrebbe esercitata e goduta è quella, sacra, dell’ospitalità. Un’arte antica, che affonda le sue origini nella tensione tipicamente umana verso l’aggregazione e la mutua vicendevolezza; nell’ospitalità è riposta la curiosità verso l’altro, lo slancio alla conoscenza dell’altro da sé. Nella Grecia antica l’ospitalità era legata al concetto di xenia – uno spazio culturale, sociale e religioso – mentre nella tradizione latina ritroviamo emblematicamente l’hospes, un termine legato alla radice di hostis (nemico), ad indicare lo straniero favorevole o ostile. Una lunga tradizione millenaria regola la reciprocità tra ospite e ospitante, figure speculari, colonne portanti della civiltà. Laddove c’è apertura c’è accoglienza, condivisione, vero dialogo, a dispetto del blindato asfittico di certe desolanti solitudini. Quanta miseria alberga in certe inspiegabili reticenze, quanta sterile inadeguatezza, quanta spilorceria emotiva, quanta inaccettabile ineleganza. Il sole illumina e scalda solo chi spalanca porte e finestre, e non c’è notte più profonda di quella che si custodisce nell’anima. Siate ospitali. Date spazio, fate spazio e avrete spazio, ben oltre il perimetro lugubre del vostro recinto. Non si dà singolarità senza pluralità, senza rapporto e relazione. L’invito è presto fatto: congiunzione, incorporazione, fusione. Amedit, ora più di allora, dà ospitalità a chi sa meritarsela, fiera di non aver nulla da spartire con i nemici di sempre. Amedit elargisce, distribuisce, dispensa tutte quelle buone energie che, a monte, sa attrarre. Ospiti d’onore di questo numero sono i warme brüder, i fratelli caldi, tutte quelle esistenze scomode e non allineate che hanno attraversato la storia lasciando il segno, una testimonianza autentica, un’eredità d’inestimabile umanità. Entrate pure. Accomodatevi.
Giuseppe Maggiore
In copertina Warme Brüder, by Iano, 2016 (opera attualmente esposta a Ahrensfelde, Berlino, nell’ambito della rassegna “Schwul-Kunst-Studium”).

CLICCA SULL'IMMAGINE PER LEGGERLO

“Warme Brüder” by Iano, 2016

SOMMARIO

A SUD | Verità e stereotipi della questione meridionale
di Giuseppe Maggiore

STORIA

WARME BRÜDER | I Fratelli caldi della Berlino prehitleriana
di Massimiliano Sardina

LETTERATURA

Berlino 1933 | LA SEDUZIONE DEL CAMERATISMO
Un tedesco contro Hitler | Una  testimonianza di Sebastian Haffner
di Massimiliano Sardina

EVASIONI CHE IMPRIGIONANO
L’Astragalo di Albertine Sarrazin | Nuova edizione Bompiani
di Marco Cavalli

LA VERITÀ È CIÒ CHE TI DIVORA
Storia della violenza | Il nuovo romanzo di Édouard Louis
di Leone Maria Anselmi

UN FABBRICANTE DI SCINTILLE
È arrivato l’arrotino | L’ultimo romanzo di Anna Marchesini
di Pietro Valgoi

LA SINDROME DI CELESTINO
Un paese di carta | Un romanzo di Laura Benedetti
di Leone Maria Anselmi

RESTAURI DI VITE DIVERSE
Tracce vive | un libro di Mattia Morretta
di Maria Dente Attanasio 

ARTE

MAPPLETHORPE
Look at the pictures | Un lungometraggio su Robert Mapplethorpe
di Massimiliano Sardina

PERSONAGGI

LA MAGNIFICA NARCISISTA
La contessa Morosini, una leggenda veneziana
di Paolo Schmidlin

SCIENZA

CHE RAZZA D’UMANITÀ
Siamo tutti africani | Un saggio di Guido Barbujani
di Cecily P. Flinn

SROTOLARE IL PAPIRO DEL CONOSCERE
Darwin | Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?
L’ultimo libro di Dario Fo
di Cecily P. Flinn

INFINITO È IL NUMERO DEGLI STOLTI
Dizionario della stupidità | Un libro di Piergiorgio Odifreddi
di Elena De Santis

MUSICA

AVITABILE | luce ‘e ll’anema
Lotto infinito | Il nuovo album di Enzo Avitabile
di Lillo Portera / discografia a cura di Massimo Pignataro

(LIKE A RECORD) | Dead or Alive / Sophisticated boom box
di Lillo Portera / discografia a cura di Massimo Pignataro

CINEMA

LA RIMOZIONE DELL’EVIDENZA
La verità negata. Un film di Mick Jackson
di Andrea Pardo

CARTOLINE ANTINAZISTE
Lettere da Berlino | Un film di Vincent Perez
di Pietro Valgoi

7 MINUTI DI DIGNITÀ
7 Minuti | Un film di Michele Placido
di Claudio Zamboni

UN CITTADINO DI NEWCASTLE
Io, Daniel Blake | Un film di Ken Loach, il cantore degli invisibili
di Mario Caruso

DISASSOCIATA DA GEOVA
La ragazza del mondo | un film di Marco Danieli
di Salvo Arena

ATTRAZIONE PREPOTENTE
Quando hai diciassette anni | Un film di André Téchiné
di Leone Maria Anselmi

ZOMBI | La versione restaurata del capolavoro di George A. Romero in tre Limited Box
di Nicola Pettenuzzo

WHAT EVER HAPPENED TO EMANUELA ORLANDI?
La verità sta in cielo | Un film di Roberto Faenza
di Leone Maria Anselmi

COSTUME & SOCIETÀ

IL LAVORO NELL’ERA DIGITALE
L’anima al lavoro | Un saggio di Franco Berardi Bifo
di Giuseppe Maggiore

SOLO ONLINE

BIG DATA TRADING
di Giancarlo Zaffaroni

logo-amedit-gravatar-okQuesti articoli sono pubblicati sulla versione cartacea di Amedit n. 29 – Dicembre 2016.
Copyright 2016 © Amedit – Tutti i diritti riservati
Per richiedere una copia della rivista cartacea scrivere a: amedit@amedit.it

martedì 26 ottobre 2010

Dove sei: Prima pagina > Cultura > Palermo > Giuliano, mito o bandito morto da incensurato?






CulturaPALERMO - 25/10/2010

Palermo: la riesumazione delle spoglie di «Turiddu» faranno luce sui misteri?

Giuliano, mito o bandito morto da incensurato?

Troppe le ombre sulla vita e sulla morte del «re di Montelepre». L’esame del dna servirà a chiarire la figura del bandito, e soprattutto, a spiegare se e quale fu il pactum fra il bandito e le istituzioni politiche, mafiose, militari e clericali de tempo?

Nunzio Lauretta

Giovedì 28 ottobre sarà riesumato il cadavere di Salvatore Giuliano (nella foto). Il professor Livio Milone, anatomopatologo del Policlinico di Palermo, è stato incaricato dalla Procura di Palermo di verificare se quelli sepolti sono effettivamente i resti del "re di Montelepre", eseguendo sulle spoglie soprattutto l´esame del DNA, da comparare con quello di familiari ancora viventi.



La querelle sui misteri attorno al bandito monteleprino e soprattutto sulle circostanze della sua morte, è nota a tutti. Così come quella sull’anomalia dei rapporti tra mafia, servizi segreti, forze dell’ordine e banditi, che consentì a Salvatore Giuliano e alla sua banda di restare sulla scena del crimine, e non credo sia fuor di luogo aggiungere «anche della politica», siciliana e nazionale, per ben sette anni.



Vediamo di ricapitolare i punti salienti della vicenda. C’è chi – come il giornalista della RAI Franco Cuozzo – sostiene che i due cadaveri – del cortile di Castelvetrano e dell’obitorio – appartengano a due persone diverse. Ancora, c’è chi – come il pronipote del bandito, Giuseppe Sciortino Giuliano – afferma che il cadavere mostrato nel caldo luglio di sessant’anni fa alla stampa non fosse quello di Salvatore Giuliano, ma di un sosia. Giuliano vivo – secondo la tesi del pronipote - fugge negli Stati Uniti dove muore ultraottantenne, dopo essere venuto ben due volte in Sicilia, in occasione del funerale della madre e di quello della sorella Mariannina, le due donne che più amò nella sua pur breve vita e che l’amarono oltre ogni dire.



Le cose certe: nell’un caso come nell’altro, la morte del bandito presentata agli italiani del 1950 fu, in effetti, una fiction costruita ad arte per i media dell’epoca; non furono, invece, una fiction gli onori ricevuti dalle più alte autorità istituzionali, né le promozioni del colonnello Ugo a generale e del capitano Perenze a colonnello; e ancora, le due ipotesi, se confermate, dimostrano che un’accorta regia pensò a pianificare tutto, soprattutto il sistema per consentire alla mafia di Monreale, l’unica che era rimasta legata a Giuliano, di incassare i 50 milioni della taglia posta sulla testa del bandito monteleprino. Se ciò fosse vero rappresenterebbe la prova inconfutabile dell’esistenza di un ben preciso ed articolato «patto» fra lo Stato e la Mafia, che essendo datato attorno alla fine degli anni Quaranta coinciderebbe in maniera inquietante con il periodo fondativo dell’Italia repubblicana. E’ come se – per restare in tema di fiction – la posa della prima pietra della costruzione della nuova Italia - libera, repubblicana ed antifascista, per non parlare della coeva istituzione della Regione siciliana sotto forma autonoma – fosse avvenuta «a due mani», laddove una era quella della Mafia…



Si tratta oggi, a distanza di sessant’anni, di stabilire, una volta per tutte, non tanto se le spoglie conservate nella tomba del cimitero di Montelepre siano o non siano di Salvatore Giuliano, quanto piuttosto di individuare e rendere noto, senza se e senza ma, quale fu il ruolo, quello vero e reale, di Salvatore Giuliano in quel torno di tempo, in quel contesto spazio-temporale dell’alba della Repubblica. Quale fu, se ci fu, il pactum fra le istituzioni e il bandito, fra le istituzioni e la mafia per chiudere la partita del banditismo, in generale, e di quello della banda Giuliano, in particolare. All’ombra della bandiera a stelle e strisce stava prendendo forma la nuova Italia, le cui prove generali si fecero (come sempre) in Sicilia, dietro il paravento del MIS, prima, dell’Autonomia, dopo. E in tutto ciò, quale fu il ruolo del fascismo clandestino; quale, quello della chiesa?



E ancora, se non ci fosse stato l’accidente/incidente/strage di Portella della Ginestra, Giuliano sarebbe morto nel 1947, subito prima o subito dopo l’insediamento del primo Parlamento siciliano autonomistico? Vive (o lo fanno vivere), invece, fino al 5 luglio del 1950, perché? A chi interessava che Giuliano continuasse a vivere? A chi, invece, che morisse? Per tutti questi motivi e per mille altri ancora, riteniamo, che non bisogna spegnere i riflettori degli studi e della ricerca sulla vicenda di Salvatore Giuliano, nell’augurio che la Repubblica italiana abbia ormai gli anticorpi necessari per ripensare se stessa ed esorcizzare il proprio passato anche, per esempio, con un atto di grande coraggio: togliere il segreto di Stato sulle carte conservate negli archivi dei Ministeri dell’Interno e della Difesa sul giallo della morte del bandito, che scade il prossimo 2016.



E’ per tutti questi motivi che non riusciamo a capire le dichiarazioni del prof. Casarubbea, studioso attento e puntuale, laddove afferma, assieme al collega Mario Cereghino, che «dopo un lavoro durato quindici anni, i due avrebbero raccolto elementi tali da mettere in discussione la corrispondenza del cadavere che giaceva in quel cortile, successivamente trasportato nel locale obitorio, con l´individuo ritratto in diverse foto e in un filmato del dicembre del 1949». Sorge spontaneo il dubbio: a chi o a cosa serve dimostrare che le spoglie sepolte a Montelepre appartengano o no a Salvatore Giuliano? In questo senso, ci appare illuminante un’ulteriore dichiarazione del prof. Casarubbea, che testualmente riportiamo: «La voglia di fare emergere l´intera verità [a proposito delle spoglie, n.d.r.) dovrà incontrare il riscontro della magistratura, siamo comunque a buon punto, vogliamo solo che la storia di Salvatore Giuliano venga chiarita, non possiamo accettare che un simile criminale, con 411 fascicoli di reato a suo carico, morto da incensurato vista l´impossibilità di avviare i necessari processi, venga ricordato come una sorta di mito».



Se il prof. Casarubbea vuole «che la storia di Salvatore Giuliano venga chiarita», perché si rivolge alla Magistratura per far riesumare la salma? Quale chiarimento dirimente potrà dare l’accertamento autoptico post mortem? Stabilire l’appartenenza o meno delle spoglie a Giuliano serve a cambiare la storia di Giuliano? Riteniamo che non sia questa la strada che possa portare a quelle risposte che tutti vogliamo avere. Il prof. Casarubbea quando agisce da figlio di una delle vittime del famigerato bandito ha tutta intera la nostra solidarietà e il nostro assoluto rispetto, ma qui si tratta di far luce su un personaggio che ha attraversato un pezzo di storia siciliana e nazionale e le categorie da usare sono solo quelle della ricerca storica e dell’impegno civile.



A proposito, poi, delle ultime sette parole della dichiarazione sopra riportata, laddove c’è la manifesta e condivisa preoccupazione che il Giuliano «venga ricordato come una sorta di mito», credo che si possa convenire che l’argomento merita un’approfondita ed articolata riflessione. Non ci scandalizza, comunque, il fatto che Giuliano venga ricordato come una sorta di mito se è vero come è vero che personaggi come Nino Bixio (quello dell’eccidio di Bronte, per intenderci) siano rappresentati come icone dei valori risorgimentali nazionali. Il fenomeno di mitizzazione di un personaggio va studiato con l’apporto di specialisti antropologi nel contesto di un convegno di studi sul tema, al quale il prof. Casarubbea, storici ed antropologi potrebbero dare il loro contributo.

mercoledì 8 settembre 2010

8 settembre 2010 - Scopello-Oggi e domani, nel caratteristico Baglio di Scopello, si terrà la prima Sagra del “Pani cunzatu“, organizzata dagli esercenti con il patrocinio del Comune di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani.




Per due giorni, a partire dalle 20, in piazza Nettuno, si potrà degustare il tipico “pani cunzatu“ (pane cotto nel forno a legna e condito con olio, sale, origano, pomodoro a fette, scaglie di formaggio e acciughe).



Dalle 22 la piazza sarà animata da spettacoli musicali: domani il gruppo Calandra & Calandra, con musica siciliana rivisitata in chiave moderna; domani il gruppo folkloristico ”Erice Folk“.



Il ricavato delle due serate sarà devoluto all’associazione “Per chi soffre”, che opera per il Madagascar.

mercoledì 1 settembre 2010

Luigi Esposito 01 settembre alle ore 18.46 RispondiCarissimi amici,


in occasione della Giornata Europea del Patrimonio, nella borgata marinara dell'Acquasanta, si svolgerà, oltre ad un convegno sui "Tesori dell'Acquasanta" e ad una visita guidata degli stessi, la tanto attesa

1° edizione di "L’ Arte e… l’ Acquasanta – Artisti in Piazza"

PAGINA DELL'EVENTO: http://www.facebook.com/event.php?eid=140877875953679&ref=mf

APPUNTAMENTO in Piazza Acquasanta quindi, domenica 26 settembre

La festa è aperta a tutti i pittori e artisti che vogliono mettersi in mostra creando "on the road" e accendendo una luce artistica in una borgata che merita di essere vissuta artisticamente per i numerosi beni culturali che l'affollano.

Gli artisti che intendono partecipare alla Giornata sono pregati di mandare subito una mail di conferma all'organizzatore Claudio Perna claudio.perna@hotmail.it

mercoledì 16 giugno 2010

Il crollo economico in Sicilia [modifica]

Il Regno delle due Sicilie non aveva un elevato debito pubblico al momento della sua caduta, anche a causa della bassa quantità di investimenti in opere di modernizzazione; al contrario, il Regno di Sardegna ne aveva uno molto elevato anche a causa delle guerre sostenute contro gli austriaci. In seguito all'Unità d'Italia venne unificato anche il debito, facendo gravare anche sui contribuenti meridionali gli investimenti effettuati in Piemonte nel corso degli anni '50 del XIX secolo. I fondi del Banco delle Due Sicilie, che era la Banca nazionale del regno borbonico (443 milioni di Lire-oro, all'epoca corrispondenti al 65,7 del patrimonio di tutti gli Stati italiani messi insieme) vennero incamerati dal nuovo Stato italiano, concorrendo a costituire il capitale liquido nazionale nella misura di 668 milioni di Lire-oro.
L'istituto fu poi scisso in Banco di Napoli e Banco di Sicilia, partendo con evidente perdita iniziale di competitività nei confronti delle imprese bancarie nazionali.
Ad Unità realizzata, con le politiche liberiste del nuovo Regno d'Italia, a cui erano state estese le metodologie di governo proprie del vecchio Stato sabaudo, entrarono in crisi i principali settori produttivi delle regioni meridionali e della Sicilia, che perse i mercati tradizionali non reggendo più la concorrenza inglese e francese.
La fiscalità, divenuta più gravosa rispetto a quella borbonica, finiva così col finanziare gli investimenti al nord Italia. Sulle spalle dei siciliani, abituati ad unica tassa sul reddito, che copriva tutte le spese pubbliche ed anche locali, si venivano a caricare le nuove tasse comunali, le nuove tasse provinciali, il "focatico" (che essendo una tassa di famiglia colpiva duramente le famiglie numerose), la tassa sul macinato (che affamava proprio i più poveri, quelli che, cercando di risparmiare macinando il proprio esiguo raccolto, incorrevano nella famelica imposta), la nuova tassa di successione ed altre cosiddette addizionali.
Il nuovo Stato, peraltro, era ancor più restio dei Borboni ad investire in Sicilia: ad esempio, dal 1862 al 1896 vennero investiti per opere idrauliche al nord Italia 450.000.000 contro soli 1.300.000 in Sicilia.
Mentre nel resto d'Italia si moltiplicavano le linee ferroviarie, la Sicilia ebbe la sua prima, brevissima, Palermo-Bagheria, solo nel 1863.
La politica liberista dei governi unitari fu quella che aggravò maggiormente la situazione economica della Sicilia, ridotta così a colonia del Piemonte. Con la politica del libero scambio venne disincentivata la produzione della seta siciliana e del tessile locale, troppo frammentati, a vantaggio della grossa impresa del nord Italia e così avvenne anche per la locale industria alimentare; perfino i settori dell’industria pesante decaddero per mancanza di commesse e fondi.
Se ne avvantaggiava soltanto la produzione del grano, del vino e degli agrumi, che venivano esportati durante la guerra di secessione americana. Anche questo durò soltanto fino al 1887, quando il cambiamento della strategia del governo italiano, da liberista a protezionista, e la guerra doganale finirono con l'assestare il colpo di grazia all'economia oramai essenzialmente agricola della Sicilia, privandola dei suoi mercati.
Furono anni in cui avvenne un progressivo spopolamento, per fame, delle campagne. È proprio in questa serie di fattori che si individua da più parti il sorgere della mai più risolta questione meridionale.

domenica 13 giugno 2010

PALAGONIA: Mostra “GENESI PRIMORDIALE” di Andrea Antonio Siragusa

Inizio:
domenica 20 giugno 2010 alle ore 20.00
Fine:
venerdì 2 luglio 2010 alle ore 21.30
Luogo:
Chiesa San Nicola
Via:
via S. Nicola
Città/Paese:
Palagonia, Italy

Descrizione

Con estremo orgoglio, ci pregiamo inaugurare una nuova fase creativa, nel percorso artistico di Andrea Antonio Siragusa.
Il tenore che con la sua voce argentina ha deliziato per anni il pubblico di tanti eventi promossi dal Sodalizio Amedit, oggi si presenta a noi anche nella sua veste inedita di pittore.
Una pittura, quella di Siragusa, che ci offre tra l’altro la felice sintesi della sua anima multiforme: di poeta, innanzitutto, ma anche, perché no, di cantante; poiché anche se il medium è ora rappresentato dall’espressione pittorica, essa pure ha una forza evocativa in grado di restituirci grande pathos poetico e musicale.
Il grande artista russo Mark Rothko affermava: “Un quadro vive attraverso la compagnia altrui, espandendosi e prendendo vita negli occhi dell’osservatore sensibile. E muore per lo stesso motivo. E’ quindi rischioso e ingrato mandarlo nel mondo."
Crediamo che Siragusa abbia assunto pienamente questo gravoso rischio, poiché la sua certo non comune arte, pone lo spettatore dinanzi a una sfida, obbligandolo a guardare oltre la forma e oltre la pittura stessa…

******
Artista siciliano estremamente eclettico per la sua apertura alle più svariate forme espressive, Andrea Antonio Siragusa è già noto al grande pubblico come tenore lirico, avendo calcato le scene di alcuni tra i più prestigiosi teatri d’opera italiani e partecipato a tournée lirico-sinfoniche internazionali; proseguendo ancora oggi con un’intensa attività concertistica.
Un universo del tutto sommerso, in quanto ancora in gran parte inedito, è rappresentato dalla sua vasta produzione letteraria che conta numerose raccolte poetiche, tra le quali spiccano “Amorosa Passione e Resurrezione dell’Emmanuele”, musicata dal M° Angelo Mazza e pubblicata da Eurarte nel 2002, e “Amorosa Anima che Tutto Crea…”, musicata dal M° Matthew Brooks. E’ autore di diversi allestimenti poetico-musicali (“Amadeus”, “Recitado Siragusa/Lorca”, “Magnificat…Dialogo Contemplativo” ecc.), e di alcuni testi drammaturgici come il “Lazzaro”.
Il suo approccio alla pittura lo rende certamente un degno rappresentante delle istanze espressive contemporanee, pur con una eco che lo ricollega alla corrente dell’espressionismo astratto, rielaborata secondo uno stile personalissimo ed estremamente originale.
Per i suoi alti meriti artistici riceve vari premi e riconoscimenti, tra cui: Premio “Paesi Etnei Oggi” (S. Giovanni La Punta – CT); Premio Mediterraneo 2001 “Nuccio Costa” (Catania); nel 2002 viene insignito del titolo di Socio Onorario del Sodalizio Amedit, e nel 2007 del titolo di Cittadino Onorario della Città di Palagonia (CT).

La mostra “GENESI PRIMORDIALE - le astrazioni liriche di Andrea Antonio Siragusa", proporrà alcune tra le opere più rappresentative del suo percorso pittorico. Tali opere daranno al visitatore l’occasione per ammirare un’espressione assolutamente originale del panorama artistico contemporaneo, sia per lo stile sia per i temi trattati – in gran parte attinenti alla dimensione dello Spirito ed al processo della Genesi da cui tutto ebbe origine.

INAUGURAZIONE: Domenica 20 Giugno, ore 19:30
CON CONCERTO CLASSICO PER TENORE E PIANO:
Andrea Antonio Siragusa, tenore – Giuseppe Palmeri, pianista.

CHIUSURA DELLA MOSTRA: Venerdì 2 luglio, ore 21,30


EVENTO ORGANIZZATO DALL'ASS. "AMEDIT-Amici del Mediterraneo"
COL PATROCINIO DELLA PROVINCIA REGIONALE DI CATANIA

INGRESSO LIBERO

O si è felici o si è complici. Lettura scenica a cura di Massimo Verdastro

Data:
martedì 15 giugno 2010
Ora:
21.30 - 22.30
Luogo:
Teatro Nuovo Montevergini
Via:
Via Montevergini 8
Città/Paese:
Palermo, Italy

Descrizione

Spettacolo teatrale “O Si E’ Felici O Si E’ Complici” regia di Massimo Verdastro tratto da un testo di Nino Gennaro, con la Compagnia Verdastro/Della Monica e Massimo Milani.
A trenta anni dai tragici fatti di Giarre e dalla nascita di Arcigay La Compagnia Verdastro Della Monica presenta "O si è felici o si è complici" Lettura scenica dall’opera di Nino Gennaro a cura di Massimo Verdastro con Nando Bagnasco, Francesca Della Monica, Andrea Macaluso, Massimo Milani, Giuseppe Sangiorgi e Massimo Verdastro
Musiche a cura di Francesca Della Monica
Video di Pippo Zimmardi

Lo spettacolo è donato per adesione e in maniera assolutamente gratuita dal regista e dalla compagnia di attori al Sicilia Pride 2010 di Palermo, per ricordare il suicidio/omicidio di Giorgio e Toni avvenuto a Giarre nel 1980 e in occasione dei 30 anni dalla nascita a Palermo del primo circolo Arcigay della storia.
Il comitato organizzatore del Pride chiede solamente un contributo di 5€ per coprire le spese di spostamento della compagnia teatrale.
Gli inviti vanno ritirati presso Quir di Gino e Massimo in Via Ponticello 55/57 (di fronte Casa Professa), Palermo.
Per info contattare il 3398239962 o 3474975622.

Nino Gennaro
poeta, politico di 'strada', autore teatrale, saggista, attore, nasce a Corleone nel 1948 e muore di Aids a Palermo nel settembre 1995.
L'impegno culturale e politico, la battaglia antimafia e il suo essere in prima linea per l'affermazione dei diritti omosessuali, fondamenti del suo essere artista, fanno di lui una figura dirompente nel variegato mosaico di quanti si sono spesi in prima persona perché Corleone non fosse "una repubblica indipendente" e i corleonesi non fossero considerati soltanto come "gregari di Liggio". Nino è tuttavia una personalità inscrivibile nel panorama della drammaturgia e della poesia non solo italiana di questi ultimi anni, per aver compreso e analizzato la portata del retaggio culturale della sua terra e per averlo "traghettato" in una dimensione spaziale e poetica più ampia che trascende la territorialità.
Per questo suo essere testimone partecipe di realtà complesse e per la vitalità che nella sua espressione umana e poetica non riesce a distinguere tenerezza e dissacrazione, amore e distacco, la sua voce è stata accostata a quella di Pasolini, Genet, Cioran, Testori, Koltès, Jarman.

Massimo Verdastro
a partire dai primi anni ’90 si è fatto promotore e interprete dell’opera di Nino Gennaro portando in scena, in molte città italiane e anche all’estero, gran parte dei testi “teatrosi” del poeta di Corleone. Una divina di Palermo è stato il primo spettacolo che ha rivelato ad un pubblico più ampio la potenza espressiva e l’impegno civile di Gennaro. Dopo Una divina di Palermo, Verdastro ha portato in scena: La via del sexo, Rosso Liberty, Alla fine del pianeta, Teatro Madre, O si è felici o si è complici. Nel 2005 per Editoria e Spettacolo è stato pubblicato il libro Teatro Madre – sei testi di Nino Gennaro per ricordarlo a dieci anni dalla morte.

Massimo Milani
Transgender*, artigiano, uno dei cinque presidenti onorari di Arcigay Sicilia e uno dei Sindaci di Arcigay Palermo, impegnato da sempre nel campo dei diritti civili e in particolare di quelli delle persone LGBT.
Da oltre 30 anni militante del movimento omosessuale, prima a Roma e poi a Palermo, fu tra gli attivisti del “FUORI!” negli anni ’70 e tra i fondatori, nel dicembre 1980 e a Palermo, del primo circolo Arcigay della storia, nato in seguito al suicidio/omicidio di Giorgio e Toni a Giarre che tanto sconvolse la comunità omosessuale.
Nel 1981, ad un anno dalla scomparsa dei due giovani amanti, Arcigay Palermo proprio a Giarre tenne il primo incontro pubblico in commemorazione degli stessi, incontro al seguito del quale lo storico militante omosessuale Nino Gennaro propose uno spettacolo in loro ricordo.
Nel 1990 Milani apre insieme al compagno Campanella il “NEO”, il primo Centro culturale omosessuale di Palermo e nel 1993, davanti la Casa comunale di Palermo (Palazzo Pretorio), sposa simbolicamente il compagno decennale Gino Campanella, partner nella vita e nelle mille battaglie di civiltà.
Nel 2003, il Coordinamento GLBT di Palermo che vedeva collaborare diverse associazioni e militanti, organizza la manifestazione durata un’intera settimana a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso dal titolo “25 anni Illegalmente Insieme” che vede Massimo e Gino protagonisti assoluti. Durante il corso di questa manifestazione, per la prima volta una coppia gay (in quanto coppia gay che avanza richieste precise di riconoscimento per se e per tutti) viene ricevuta ufficialmente dal Sindaco della città di Palermo.
Oggi Massimo Milani e Gino Campanella hanno fortemente voluto che a 30 anni dal suicidio/omicidio di Giarre e dalla nascita della prima Arcigay, nonché a 15 anni dalla scomparsa dell’intellettuale siciliano Nino Gennaro, si riproponesse una lettura del testo teatrale di quest'ultimo, “O si è felici o si è complici”, affinché non venga disperso un patrimonio di memoria e di battaglie civili che appartengono a tutte le persone sensibili all’evoluzione civile di questo Paese e di questa Regione.

Vucciria | POT-SHOW

Inizio:
martedì 15 giugno 2010 alle ore 21.00
Fine:
lunedì 5 luglio 2010 alle ore 23.30
Luogo:
Palazzo Fatta
Via:
piazza Marina, 19
Città/Paese:
Palermo, Italy

Descrizione

15 giugno - 5 luglio | personale fotografica e videoproiezione
“Vucciria” di Angelo Trapani
a cura di Giancarlo Marcocchi e Anna Fici
Ensemble Bethsheba (Giuseppe Messina, Giuseppe Cusumano, Rossella Messina e Alessandro Pisciotta) dell’Accademia di Musica Clara Schumann | LIVE
ABnormal (compartimenti sonori) - elettronica, jazz, independent | DJSET


A Palazzo Fatta (Piazza Marina 19) sta per essere inaugurata la quarta ed ultima mostra fotografica della rassegna POT-SHOW, un evento che conclude i festeggiamenti per il primo anno di www.potpourrimensile.com. L’appuntamento è il 15 giugno alle 21.00 per ammirare “Vucciria” di Angelo Trapani. Durante la serata verrà allestito un set fotografico estemporaneo a cura di Marco Pugliese.


Inoltre si esibirà dal vivo l’ensemble Bethsheba dell’Accademia di Musica Clara Schumann composta da Rossella Messina (voce), Giuseppe Cusumano (violino e sax), Giuseppe Messina e Alessandro Pisciotta (piano).


Come curatori della mostra sono stati scelti Giancarlo Marcocchi e Anna Fici, che così si sono espressi: «La Vucciria è stata fotografata e dipinta, narrata e rinarrata. Oggi è un luogo fantasma che lascia l'amaro dentro ai palermitani che la attraversano con l'unica ragione loro rimasta: accorciare un percorso e sbucare o in corso Vittorio Emanuele o in via Roma, a seconda del punto di partenza. Già, perché il mercato non c'è più e dei vecchi tempi sopravvive soltanto una famiglia di gatti sul tetto del fatiscente Shangai. […] La Vucciria di Angelo Trapani, punteggiata e dettagliata all'estremo dalla sovrapposizione di differenti esposizioni, è una Vucciria tra parentesi, resa forse volutamente statica e pittorica dal tratto. Generalmente non è un merito della fotografia quello di presentarci un soggetto in versione statica […] ma ogni mezzo espressivo è lecito a patto che sia adatto a ciò che intende esprimere. […] ».


Angelo Trapani è un fotografo per passione. Convertitosi al digitale solo da pochi anni, predilige il fascino del bianco e nero, di cui fa largo uso nei suoi scatti. I suoi soggetti preferiti sono gli angoli nascosti del centro storico ed i vicoli di Palermo, non solo per le architetture ma soprattutto per la gente che ci vive. Prosegue la sua attività, certo che Palermo continuerà ad essere una fonte inesauribile per la sua vena artistica.


http://www.potpourrimensile.com/

http://www.printandgo.it/
http://www.associazioneilsettecento.it/
http://www.yaku.it/
http://www.fuitina.com/
http://www.accademiaclaraschumann.it/
http://www.myspace.com/darioabnormal

sabato 12 giugno 2010

S.ANTONIO da padova Arenella

Tredici giugno, Arenella ( a’ Rinedda), festa di Sant’Antonio di Padova salvato dalle acque, statua custodita nella parrocchia della borgata palermitana, ampliatasi attorno ad una vetusta tonnara, base principale per l’economia del luogo dove risiedevano nella zona della “leva”, diviene simbolo dei pescatori perché un Santo naufrago, con la faccia di fanciullo e senza bambinello, venne sottratto al mare cristallino, per caso, impigliato nelle maglie della rete insieme ad una copiosa quantità di pesce.
L’antica borgata, oggi, festeggia il suo Santo patrono con scintillio di luci, suoni ammalianti, bancarelle d’ogni tipo che smercia leccornie e chincaglierie attirando la curiosità della gente che “passia”, all’occasione a “leccare” un cono gelato proposto dall’antico chioschetto “don Ciccio” gestito da Giuseppe Tarantino.
Una tradizione che si ripete da diversi anni e a volte per necessità organizzative si fa slittare alla penultima domenica di giugno, ma non viene mai meno a quest’appuntamento con gli abitanti del quartiere, possessivi della loro festa, neanche quando il mare è in burrasca.
Forse, anche per il seguito della leggenda, una storia complicata che apre enigmi e una controversia annosa.
Racconta la gente del tempo andato che a recuperare la statua dai fondali non furono i pescatori dell’Arenella, ma ironia o volontà divina, volle i limitrofi, e da sempre antagonisti, “cugini” di Vergine Maria.
Furono proprio i pescatori di quest’ultima località a rendere i primi onori al Santo, con la faccia da fanciullo e, riconoscerlo come ruolo di patrono, portato in processione lungo la costa perché tutti vedessero il simulacro da loro pescato senza il bambinello perso durante il naufragio.
E proprio durante questa celebrazione religiosa, i segni tanto celesti quanto bizzarri, all’altezza dell’Arenella, il cielo si coprì, i venti iniziarono a soffiare violenti e un grosso nubifragio si abbattè sulla borgata.

©Carlo Di Franco per PalermoWeb.com

sabato 22 maggio 2010

La Stagione | INDA | Istituto Nazionale Dramma Antico | Fondazione ONLUS | Siracusa

La Stagione | INDA | Istituto Nazionale Dramma Antico | Fondazione ONLUS | Siracusa: "Il XLVI Ciclo di Rappresentazioni Classiche si aprirà l’8 maggio 2010, con l’Aiace di Sofocle, nella traduzione di Guido Paduano, per la regia di Daniele Salvo, con Maurizio Donadoni nel ruolo del protagonista; il 9 maggio sarà la volta di Fedra (Ippolito portatore di corona) di Euripide, nella traduzione di Edoardo Sanguineti, per la regia di Carmelo Rifici, con Elisabetta Pozzi nel ruolo di Fedra. I due drammi saranno rappresentati a giorni alterni fino al 20 giugno 2010."

lunedì 1 marzo 2010

mostra fotografica GAETANO PONTE vulcanologo

PALAGONIA (CT) – Sabato, 13 Marzo, si presenta presso la Sala Consiliare del Municipio, ore 18.00, la raccolta fotografica storica di fine '800 - metà '900 realizzata dal noto vulcanologo Gaetano Ponte. Dopo diverse vicende l'INGV, in collaborazione con l'AFT - Archivio Fotografico Toscano di Prato, sono state recuperate, ordinate, catalogate e messe in sicurezza oltre 1000 immagini vulcanologiche che vanno da fine '800 ai primi decenni del '900. Le fotografie sono state scattate dal famoso vulcanologo Gaetano Ponte, che è stato ordinario all'Università di Catania e fondò anche il primo osservatorio vulcanologico universitario.Ponte era un’esperto fototografo, cosa non banale ai suoi tempi, e le foto dei crateri, dell'attività eruttiva ed esplosiva di numerose eruzioni sono un patrimonio scientifico e culturale realmente unico nel suo genere.


INTERVERRANNO, DA PARTE DELL'ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA:

- DOTT. ALESSANDRO BONACCORSO

- DOTT. STEFANO BRANCA.

Moderatore: Giuseppe Maggiore (Presidente Amedit);

Saluti Istituzionali: Arch. Rosario Cucuzza (Ass. Pubblica Istruzione e alla Cultura del Comune di Palagonia).



Gaetano Ponte (1876-1955) fu docente di vulcanologia presso l’Università di Catania dal 1919 al 1954 e rappresenta nel panorama mondiale degli studi sulle scienze della Terra una figura di notevole spessore scientifico e culturale. Le idee e i risultati delle ricerche scientifiche condotte da Ponte sono ben noti attraverso la sua vasta produzione scientifica è invece meno noto il suo patrimonio fotografico, composto da oltre 1200 immagini, realizzato dalla fine del 1800 fino al 1950. Questa pregevole raccolta fotografica, che rappresenta un patrimonio unico di documentazione storica dell'attività dei vulcani attivi Italiani

sabato 27 febbraio 2010

PHIALE AUREA

La storia del "recupero" della phiale aurea di Caltavuturo, la cui autenticità è stata di recente confermata grazie a minuziose indagini di laboratorio, e lunga e complessa, trattandosi non soltanto della riscoperta di un eccezionale reperto archeologico, ma, anche, del frutto di un'importante e difficile inchiesta giudiziaria che ha segnato un rilevante traguardo dello Stato italiano nel recupero del patrimonio storico­artistico illegalmente trasferito all'estero.




Il piatto votivo, dal diam. Di cm 22,75 e dal peso di gr. 982,40, ha una larga e bassa vasca a profilo leggermente concavo con ombelico centrale (omphalos) e bordo pressoché verticale: la vasca e interamente decorata a sbalzo, con la tecnica della punzonatura e della cesellatura, e ad incisioni ottenute con microbulini a punta sottilissima.



La decorazione, in rilievo sul lato esterno del vaso, consiste di quattro fasce concentriche: il cerchio interno, più vicino all'omphalos, è formato da una fila di faggine, mentre le altre tre fasce sono costituite da ghiande alternate, nella fascia più esterna, ad un delicato motivo di api e fiori di loto stilizzati.



La fascia intorno al profondo omphalos centrale, è decorata all'esterno con grappoli, foglie e tralci di vite, che si sviluppano con elegante andamento curvilineo.



Per quanto riguarda il repertorio dei motivi figurativi rappresentati sulla coppa, esso è ampiamente documentato nell'ambito delle oreficerie greche: motivo delle ghiande e gia noto, ad esempio, dalla fine del VI sec. a.C. a Cipro, cosi come palmette, api, fiori di loto, viticci risultano diffusi soprattutto nelle produzioni di età ellenistica.



Ghiande decorano pure le altre due phialai d'oro "gemelle" del nostro esemplare: quella rinvenuta nel 1946 in Tracia, caratterizzata da tre cerchi di teste di negro, e quella del Metropolitan Museum, di cui non si conosce luogo di rinvenimento, ma che tuttavia, sulla base di alcuni elementi abbastanza probanti, sembra, anche in questo caso, potersi identificare con la Sicilia.



L'esemplare conservato a New York è pressoché identico al nostro, dal quale si differenzia solo per il peso, per la decorazione accessoria e per l'iscrizione in lettere puniche intorno all'omphalos.



L'iscrizione della phiale di Caltavuturo è, infatti, in caratteri greci, databili tra la fine del IV e l'inizio del III sec. a.C..



La parola xrysoi (oro) e tre lettere, simboli probabilmente del peso della coppa (115), sono di un sistema numerale che trova un puntuale confronto nel V decreto di Entella.



Un problema aperto rimane quello relativo all'identificazione del luogo di produzione della coppa, a prescindere dal suo rinvenimento, ormai conclamato nel territorio di Caltavuturo, evidentemente in connessione con il centro abitato di età ellenistica individuato sul Monte Riparato, di cui si conservano, presso l'antiquarim di Himera, i corredi rinvenuti nella necropoli nel corso delle regolari campagne di scavo effettuate nei decenni scorsi.



Non è da escludere, tra le varie ipotesi, la possibilità che il vaso sia arrivato nell'isola da un'area anche lontana, in un periodo particolarmente florido sotto il profilo economico e per il quale è attestata, attraverso i rinvenimenti archeologici, un'ampia circolazione di oggetti pregiati anche in abitati e centri dell'entroterra isolano.



Oppure, in alternativa, il vaso potrebbe essere stato realizzato in Sicilia da un esperto artigiano, formatosi altrove o che operava con modelli e repertori decorativi comuni ad altre regioni.

domenica 31 gennaio 2010

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