domenica 21 dicembre 2008

capo d orlando




negli scorsi giorni ho ricevuto una segnalazione da altraSicilia sulle vicende dell orlandina basket legate sembra alla rimozione da parte del sindaco nonche presidente della squadra,della targa di Garibaldi. Avrei voluto esprimere la mia solidarietà a Roberto Vincenzo Sindoni,Garibaldi non mi è mai stato simpatico e alla squadra ma altre questioni legate a questo sindaco mi hanno lasciato http://video.google.it/videoplay?docid=-3012546631598231876&ei=ZoFPSbuzO6j22wLDismVDQ&q=orlandina+basket&hl=ithttp://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Sindoni3012546631598231876&ei=ZoFPSbuzO6j22wLDismVDQ&q=orlandina+basket&hl=itperplessohttp://sport.sky.it/sport/basket/2008/09/20/napoli_capo_dorlando_escluse_serie_a.html.http://archiviostorico.corriere.it/2002/maggio/08/Spariscono_fascicoli_archiviata_inchiesta_contro_co_0_0205087592.shtml

sabato 20 dicembre 2008

presepi


http://video.google.it/videoplay?docid=8509062361240717569&ei=sPRMSd7bIZjY2gLxvZTSBQ&q=presepi+siciliani&hl=it




















IL NATALE


La festività del Natale ha un ruolo importante nella religione cristiana e può esser vista sotto vari punti di vista, da quello religioso, storico, folcloristico a spunto per espressioni artistiche di alto valore.

La data del Natale è stata fissata dalla Chiesa il 25 dicembre, in coincidenza con altre feste pagane quali quella dedicata al dies natalis Solis Invicti - il dio Invincibile - ed i Saturnalia, perchè nei Vangeli canonici, contrariamente con quello che avviene per la Pasqua, cioè il fulcro della Cristianità visto che rappresenta la Passione, non si hanno indicazioni certe sulla data di nascita di Gesù Cristo.

A tali ricorrenze pagane che ancor oggi lasciano trasparire alcune reminescenze nella festa cristiana - ci si riferisce, ad esempio, allo scambio dei doni ed alla decorazione degli edifici, aspetti simili ad elementi costitutivi dei Saturnalia - si aggiunge il legame della data natalizia prescelta con altre ricorrenze, a partire dal solstizio d'inverno in prossimità del Natale e la similitudine con altre ricorrenze religiose come la nascita di San Giovanni Battista il 24 di giugno - data del solstizio estivo - e la data dell'Annunciazione che ricorre il 25 marzo.

Tra i primi documenti che attestano le celebrazioni natalizie effettuate il 25 dicembre occorre citare un calendario redatto a Roma nel 336 che fa ricadere la nascita di Gesù Cristo proprio in questa data.

Altri elementi rilevanti legati alla festività natalizia riguardano il contesto storico in cui si colloca la nascita di Gesù Cristo: la Palestina, luogo di nascita del Dio cristiano, era la patria degli ebrei che al tempo attendevano più che mai di ottenere una vera e propria libertà come nazione grazie all'avvento di un Messia.

IL PRESEPE

Il Natale è sempre stato un tema ricorrente nelle varie rappresentazi artistiche come la pittura. In effetti, la Natività è stata rappresentata, ad esempio, in alcuni esemplari di pittura sul vetro presenti in collezioni private.

Rappresentazione iconografica per eccellenza del Natale è il Presepe che assume il duplice scopo di esemplificaze gli sviluppi della società che l'ha prodotto nonchè esprimerne il sentimento religioso. Gli elementi costitutivi di tale simbolo natalizio traggono la loro origine non solo dai Vangeli Canonici, ma anche da quelli apocrifi non accettati dalla Chiesa in quanto non rientranti completamente nell'ortodossia e dalle espressioni iconografiche che incominciarono a svilupparsi proprio in concomitanza con la nascita del Cristianesimo.
La tradizione ci tramanda che la prima rappresentazione italiana del Presepe si ebbe grazie a San Francesco d'Assisi lo stesso anno che ottenne dal Papa Onorio III l'approvazione della regola francescana, cioè il 1223, mentre i diffusori di questa tradizione in Sicilia furono i Gesuiti.
Ogni elemento costitutivo del Presepe ha un valore simbolico, a partire dalla ricostruzione del villaggio agro-pastorale povero e della grotta in cui nacque il Redentore. Quest'ultima rappresenta il rifiuto attuato dalle strutture urbane tradizionali di accogliere il Redentore e l'accoglienza data, invece, dal mondo povero dei pastori, espressione della genuinità della loro fede reale, ancor oggi simbolo del reale spirito natalizio.
La rappresentazione è arricchita da elementi che richiamano alla mente l'Oriente, come l'arrivo dei tre Re Magi per rendere omaggio al nuovo Dio, personaggi guidati nel loro viaggio dalla stella cometa che illumina la loro strada, evento che va a sottolineare la supremazia del culto occidentale sugli altri e del potere divino su quello terreno.
Anche la stella cometa appena citata ha il suo valore simbolico all'interno del Presepe: la sua presenza visibile o semplicemente accennata dall'indicazione da parte di uno dei personaggi del Presepe si ricollega alla credenza popolare che la nascita di grandi personaggi è sempre accompagnata da grandi eventi celesti. Anche se è chiaro il significato simbolico di guida ed annuncio dell'arrivo della Divinità, l'origine della stella ha creato varie congetture. Tra esse, una delle più famose ricollega la cometa cristiana a quella di Halley il cui passaggio nei cieli pare attestato sin dal 241 A. C. da alcuni testi orientali. Tale tesi è stata confutata dal fatto che l'apparizione ciclica della cometa nei cieli terrestri si verifica ogni 76 anni ed in base ai calcoli effettuati si presume che essa sia passata circa sei anni prima della nascita di Cristo.
Tra i personaggi preponderanti del Presepe ci sono, ovviamente, i genitori terreni di Gesù Bambino. La loro rappresentazione ha subito variazioni nel corso dei secoli visto che originariamente la Vergine era rappresentata in modo disteso accanto alla mangiatoia che accoglieva Gesù Bambino; successivamente i genitori terreni di Gesù sono stati rappresentati in maniera eretta, cioè in ginocchio o in piedi.
Nonostante tali cambiamenti rappresentativi, spesso legati a questioni strettamente teologiche spesso riferibili a Concili, la Sacra Famiglia resta sempre il fulcro di questa rappresentazione.
Anche il bue e l'asino hanno un ruolo rilevante nel Presepe: essi simboleggiano lo stretto legame d'amicizia tra il Redentore ed il mondo animale.


I PRESEPI DI SICILIA

Il Presepe ha sempre occupato un posto d'onore nelle rappresentazioni sacre in Sicilia. Nell'isola tale rappresentazione si discosta in parte da quella tradizionale presente ad esempio a Napoli - le figure che lo compongono sono di dimensioni inferiori rispetto alla classica unità di misura napoletana e molto spesso il paesaggio che lo accoglie è quello montano, differente da quello urbano riscontrabile nel Presepe Napoletano -, ha tra i suoi elementi costitutivi un forte senso del drammatico e presenta delle caratteristiche tipiche come le decorazioni che sfruttano rami d'arancio e di mandarino e fichi d'india.

Il culto di rappresentare il Presepe con varie statue tridimensionali realizzate sfruttando vari materiali come il legno, l'oro, l'argento, l'avorio ed il corallo si sviluppò in Sicilia all'interno delle Chiese a partire dal XV secolo. Una sua massiccia divulgazione si verificò a partire dall'Ottocento quando il Presepe uscì dagli ambienti esclusivamente ecclesiastici per entrare anche nelle case delle famiglie di tutte le estrazioni sociali.
Parlare della presenza del Presepe in Sicilia vuol dire anche ricordare l'antica usanza di realizzare vari "Bambinelli" sfruttando la duttilissima cera. L'usanza di utilizzare questo matreriale iniziò nel XIV secolo e successivamente i "Cirari" si specializzarono nelle produzioni tipicamente natalizie, a partire soprattutto dai già citati "Bambinelli" in cera e delle "Scaffarate", cioè la rappresentazione della Natività posta su una specie di bacheca a vetri, esposta durante tutto il periodo natalizio, conservata gelosemente durante il resto dell'anno e tramandata di generazione in generazione. Tra gli artigiani che utilizzarono la cera per la rappresentazione del Presepe occorre citare il nome di Anna Fortino [1673-1749], di cui si ricorda un Presepe in cera regalato a Filippo V di Spagna, e quello di Giovanni Rosselli - il Museo Nazionale di Messina, sua città natale, conserva un suo Presepe in cera con una datazione attribuibile all'inizio del 1700.


Tra gli esempi più rappresentativi dei vari Presepi custoditi in Sicilia si possono citare quelli presenti, ad esempio, nella provincia ragusana, a partire dalla lunetta cuspidiata realizzata utilizzando il calcare duro e presente nella parete esterna sinistra della Chiesa intitolata a Santa Maria di Batlem a Modica. Essa risale al XV-XVI secolo, è denominata "La Lunetta del Berlon" e rappresenta in maniera molto semplice e popolare la Natività. Da citare, inoltre, altri due bassorilievi realizzati in stucco, risalenti al XVIII secolo e visibili nella Chiesa della Santissima Annunziata ad Ispica.

All'interno della già citata Chiesa Santa Maria di Betlem presente a Modica, si può ammirare un Presepe dalle dimensioni monumentali commissionato ad una prestigiosa fabbrica di Caltagirone. Gli artisti-artigiani scelti per la realizzazione del lavoro furono tre. Il primo da ricordare è fra Benedetto Papale Minimo, chiamato per la realizzazione del paesaggio del Presepe. L'artista realizzò il suo lavoro utilizzando materiali locali, a partire dalla roccia calcarea del Salto ed il legno di quercia e di carrubbo e riproducendo parti dei quartieri vicini alla Chiesa, a partire dal quartiere Sbalzo.
Giovanni Vaccaro Bongiovanni fu il secondo artigiano interpellato per la creazione di alcuni personaggi realizzati in varie misure, alcuni dei quali da porre nelle parti più estreme del Prepese.
Infine, all'artigiano Giacomo Azzolina fu affidato il compito di realizzare le figure della Madonna, di San Giuseppe, degli Angeli, dei Magi con il loro seguito, il bue e l'asino da porre nella grotta e la scena dell'estasi del profeta Elia, lavoro che l'artista realizzò con la tecnica del panneggio con foglie d'argilla creata dal Bongiovanni.

Un altro esempio di Presepe siciliano si trova nella cittadina barocca di Scicli, in provincia di Ragusa. Da un atto notarile risalente al 1576 si evince che ad uno scultore, del quale purtroppo si sconosce l'identità, fu commissionato il compito di realizzare dei pastori per un Presepe da porre all'interno della Chiesa cittadina intitolata a San Bartolomeo.
Purtroppo a causa dei danni prodotti da un terremoto che danneggiò notevolmente il tempio cristiano originario tanto da dover esser sostituito da quello attuale per mancanza di una completa documentazione, non si hanno elementi certi sulle dimensioni di tale Presepe. Inoltre, il Presepe ha subito, nel corso dei secoli, varie ristrutturazioni e restauri. Attualmente si possono ammirare alcune statue in legno dipinto alte circa un metro e mezzo.


Anche Catania e la sua provincia offrono la possibilità di ammirare innumerevoli Presepi che meritano d'esser ammirati.
Primo esempio del Presepe catanese da ricordare è quello d'origine settecentesca di proprietà del barone Scamacca. I personaggi che lo compongono sono realizzati utilizzando un particolare impasto, "la pastiglia", e rifiniti con coloranti resinosi. I vari personaggi che lo compongono e che si dirigono verso la santa grotta sono suddivisibili in due gruppi distinti: il gruppo di personaggi di colore che provengono dall'Oriente e quelli d'origine locale, cioè i contadini ed i pastori.
Altro esempio suggestivo della Natività è rappresentato dal presepe settecentesco costituito da una trentina di personaggi presente ad Acireale, sempre in provincia di Catania.
I personaggi sono realizzati a grandezza naturale ed indossano dei costumi curati; i loro volti di cera colorata lasciano trasparire chiaramente i loro sentimenti nell'accostarsi all'evento sacro.
Tale rappresentazione è accolta in un ingrottamento lavico al quale è legata una storia particolare. In un giorno di fine estate del 1741 il sacerdote Don Mariano Valerio, di ritorno da un pellegrinaggio, fu costretto a ripararsi in un anfratto lavico a causa di un violento temporale. Qui ebbe l'idea di realizzare nello stesso luogo una grotta simile a quella presente a Betlem. A distanza di circa dieci anni, esattamente per la notte della vigilia del 1752, si poteva ammirare il tempio "Sancta Maria ad Praesepe". Tra i successori del canonico fondatore che continuarono la sua opera si deve ricordare Don Pasquale Abete Pennisi perchè ebbe il merito di ampliare la Chiesa, di far edificare la facciata e di far realizzare la volta in pietra pomice. Inoltre, egli commissionò a cartoplasti locali la realizzazione di nuovi personaggi per arricchire il Presepe.


Anche la città di Caltagirone è coinvolta a pieno titolo nelle manifestazioni natalizie. Qui, nell'incanto aristocratico barocco della città della ceramica, si possono ammirare vari Presepi, a partire da quello monumentale posto nella cripta dei Cappuccini e quello che si realizza lungo la scala di Santa Maria del Monte.

La realizzazione dei vari personaggi del Presepe è diventata per i celebri ceramisti della città una vera e propria tradizione: le prime realizzazioni risalgono all'arco di tempo a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento e col tempo questa attività è diventata una vera e propria scuola.
A Caltagirone la secolare tradizione della realizzazione dei Presepi conta esperti ceramisti del passato del calibro di Giacomo Bongiovanni e di suo nipote Giuseppe Vaccaro, artisti che vanno ricordati perchè hanno creato la tradizione gloriosa che ha reso famosa la città. Il Bongiovanni aprì la sua bottegha alla fine del 1700 ed il suo stile si distingue soprattutto per l'utilizzo dell'argilla.
Un esempio dell'arte di un altro famoso ceramista del passato, Francesco Bonanno, è un Presepe costituito da soli dieci personaggi vestiti con abiti orientaleggianti che in parte si discosta dal modello tramandato dal Bongiovanni; la grotta e le rocce attigue sono realizzate sfruttando terracotta colorata.
Il Presepe in questione è racchiuso in una custodia in legno ed è poco noto agli studiosi perchè è una proprietà privata che per molti anni è rimasta chiusa.


Trapani conta una lunga tradizione per la realizzazione dei Presepi. Tra i materiali più usati in questa provincia per queste rappresentazioni sacre rientra il corallo. Tra gli artigiani trapanesi più famosi del passato che hanno determinato la nascita della gloriosa tradizione trapanese della realizzazione di Presepi occorre ricordare Giovanni Antonio Matera. Le sue produzioni hanno caratteristiche barocche e piacquero sia ai nobili che alla gente comune. La sua produzione fu molto apprezzata ed imitata e può esser ammirata, ad esempio, al Museo Nazionale di Trapani, al Museo Etnografico di Palermo e al National Museum di Monaco.

LE NOVENE, LE RAPPRESENTAZIONI DRAMMATICHE
E LE TRADIZIONI DEL NATALE IN SICILIA

Tra le altre tradizioni natalizie non si può fare a meno di parlare delle tradizioni canore e musicali e le rappresentazioni drammatico-musicali che hanno il compito di celebrare al meglio la Festività. Le tradizioni musicali e drammatiche passate legate al Natale riguardano temi sacri come l'Annunciazione, la Nascita e la Fuga in Egitto e vanno a ricollegarsi a tradizioni popolari spesso inglobate in strutture ufficiali dalla Chiesa. Tra le rappresentazioni più antiche e note si può ricordare, ad esempio, la vicenda dei cantori ambulanti siciliani che furono riuniti in congregazione dall'intervento ecclesiastico per diffondere il culto religioso tra il popolo.


Attualmente in Sicilia, per il periodo natalizio, si possono assistere a varie novene, spesso commissionate da committenti privati ed eseguite all'interno delle loro abitazioni in prossimità del Presepe oppure all'esterno nei pressi di edicole votive.

Tra le novene natalizie siciliane più caratteristiche occorre ricordare quella che si effettua a Longi, in provincia di Messina, che prevede l'esecuzione di caratteristici canti dialettali natalizi.


Anche altre città isolane prevedono particolari manifestazioni musicali natalizie come Monreale - Pa - dove svolgono la loro attività gli zampognari - cantori richiesti per un periodo natalizio allargato che va dall'Immacolata alla ricorrenza dell'Epifania. Anche a Licata - Ag - gli zampognari sono richiestissimi in tutto il periodo natalizio. Una grossa differenza tra le due città sta nel diverso strumento utilizzato per la ricorrenza: a Monreale si utilizza la zampogna a chiave, poco diffusa in Sicilia, mentre a Licata si utilizza quella di tipo "a paio".


Il Natale ha anche altre tradizioni popolari. In passato, il posto d'onore delle decorazioni natalizie non era affidato all'attuale abete il cui uso ci è stato tramandato da lontane tradizioni nordiche, ma ad altre piante, a partire dai ramoscelli di mirto a quelli dell'albero del nocciolo che, per tradizione, ha avuto l'onore di cullare Gesù Bambino.

Probabilmente la pianta che più di ogni altra è presente nelle case in occasione delle festività natalizie per le varie decorazioni è il vischio. Sin dai tempi più remoti a questa pianta parassita che cresce attecchendo nei rami di altre piante sono state riconosciute alte proprietà medicinali. Una consuetudine nordica che da qualche anno si è diffusa in molti Paesi vuole che regalare dei ramoscelli di questa pianta all'inizio dell'anno è di buon augurio.


Da citare l'abitudine popolare di prevedere il clima che si succederà durante l'anno che sta per arrivare attraverso le "candelore di Natale": ai 12 giorni che precedono il Natale, esattamente dal 13 al 24, è affidato il ruolo di rappresentare un mese dell'anno, così il clima che si ha quel determinato giorno sarà quello del mese da esso rappresentato.


LA GASTRONOMIA DI NATALE

Rientra a pieno titolo nelle caratteristiche tradizioni popolari natalizie della Sicilia anche la secolare tradizione culinaria. Per l'occasione l'estro culinario siciliano si esplica nella realizzazione di ricchi piatti che evidenziano la festa in corso e la bravura culinaria di chi la prepara e principalmente in svariati e succulenti dolci dal sapore genuino tipico degli ingredienti naturali utilizzati, tradizione che risente della concorrenza industriale degli altrettanto classici panettoni e pandori ma che non cenna ad ecclissarsi.
Tra i dolci tipici natalizi realizzati in Sicilia non si può fare a meno di citare la "cobaita" prodotta con l'utilizzo principale del miele al quale possono esser aggiunti semi di sesamo, noci oppure mandorle, i "Nucatoli" - dei biscotti contenenti un impasto costituito da mandorle e pistacchi tritati uniti alla cannella - altri tipici biscotti come i "Cosi Chini", contenenti un ripieno di fichi secchi e mandorle, il "buccellato", altro tipico dolce natalizio siciliano contenente un ripieno composto da fichi secchi, uva passa, mandorle, noci, pinoli, bucce d'arancia candite e zucchero ed il classico torrone.

Tra gli altri piatti tipici del periodo natalizio non si può non citare lo "sfincione", una sorta di pasta di pane condita con sarda, cipolla, fomaggio ed olio; questa ricetta è tipica della zona del palermitano.

I FESTEGGIAMENTI NELLE PROVINCE SICILIANE

Un aspetto interessante del Natale che merita un certo approfondimento riguarda i vari festeggiamenti che si attuano in tutta la Sicilia. La religiosità isolana è una delle caratteristiche preponderanti che difficilmente passano inosservate all'occhio del visitatore attento. La festa è sempre stata e sempre sarà l'occasione per allontanarsi dalle consuetudini, per abbandonare le fatiche quotidiane e dedicarsi allo straordinario, per avvicinarsi al Santo in cerca di conforto e di possibili guarigioni.

La religiosità popolare, inoltre, lega il sacro al profano, come si nota nell'unione tra il culto a manifestazioni profane come giochi pirotecnici e spettacoli vari come la presenza di bande musicali e decorazioni sfarzose.


Alcune delle manifestazioni più esagerate del passato oggi sono state ridimensionate ed altre eliminate, come alcune processioni notturne che molto spesso erano più un'occasione di divertimento e non di devozione, per non perdere il reale valore della festa.


Il Natale è la festa per eccellenza perchè è in grado di riunire le persone, perchè è la festa adatta a riconciliarsie per riscoprire i sentimenti della pace e dell'armonia.


Quasi tuti i paesi rientranti nella provincia di Agrigento sono in fermento durante il periodo natalizio per commemorare degnamente la nascita di Gesù Cristo. I festeggiamenti che si attuano in queste zone sono suddividibili in due momenti distinti. Le Novene si effettuano dal sedici al ventiquattro dicembre e prevedono il coinvolgimento diretto delle presone che si riuniscono presso la casa di colui che ha commissionato la novena, nonchè la partecipazione degli zampognari citati in precedenza che intonano i canti tipici natalizi.
Il secondo evento è la "Pastorale", una rappresentazione comica che prevede la partecipazione di tre personaggi, Nardu e Mirtiddru, due pastori pigroni, e "U Curaduru", il padrone del gregge, nonchè titolare dei due pastori appena citati. La rappresentazione si conclude con l'avvistamento di una luce misteriosa da parte dei due pastori, luce che li condurrà presso la grotta dove assisteranno alla nascita di Gesù Cristo.

In provincia di Messina, ed esattamente nel cuore dei Nebrodi, il Natale si celebra con la tipica processione dei pastori che, nel cuore della notte della Vigilia, attraversano i boschi e le vie di montagna muniti di torce accese e cantando inni per giungere presso la Casa della Natività. Il tutto si svolge subendo delle temperature proibitive, ma sempre con la stessa alta intensità della fede.

A Custonaci, in provincia di Trapani, il Natale e' festeggiato con un evento molto suggestivo e seguito: la realizzazione di un Presepe vivente presso la grotta Mangiapane di Scurati. L'evento prevede l'allestimento di vari ambienti come quello in cui si raccolgono i pastori e le loro pecore, quello in cui si puo' assistere alla preparazione dei formaggi locali, quello che raccoglie esempi dell'allevamento dei maiali e quelli che raccolgono varie botteghe artigiane come quella del falegname.
Tra gli eventi effettuati durante il periodo natalizio in questa citta' occor re ricordare innanzitutto che l'allestimento del presepe prevede una processione dei vari personaggi che cosi' raggiungono contemporaneamente il loro posto e la fiaccolata effettuata la notte della vigilia da parte dei giovani locali che indossano abiti d'epoca, processione che parte dal santuario cittadino e va in direzione della grotta del presepe; la Madonna e' impersonata da una giovane locale ed effettua tale processioni in groppa ad una mula.

Dal 23 al 26 dicembre, nell'antico rione "Panzera" presente a Motta S. Anastasia - Ct - si puo' ammirare il Presepe Vivente. Qui sono presenti vati personaggi umili, a partire dal pecoraio, dal pescivendolo e dal salumiere. Il momento piu' suggestivo di tutta la manifestazione e' l'arrivo dei tre Re Magi che portano il loro dono a Gesu' Bambino scortati da un corteo di pastori.

Altro esempio del Presepe vivente si ha a Giarratana - Rg -. La sua preparazione raccoglie circa trenta ambienti che riproducono il tipico clima lavorativo e casalingo della zona risalente ad un periodo storico che va dalla fine del 1800 all'inizio del secolo successivo. Il percorso prestabilito permette di ammirare alcune caratteristiche botteghe come, ad esempio, quella della pastaia, dello scalpellino, alcuni ambienti come il mercato e la masseria e di assaporare, cosi', il gusto delle antiche tradizioni.

Anche Sutera - Cl - ha il suo Presepe Vivente realizzato nel suggestivo quartiere Rabato. L'iniziatiha ha lo scopo non solo di celebrare il Natale, ma anche di tramandare e ricordare la vita contadina ed artigianale siciliana della fine dell'Ottocento. Il percorso previsto, infatti, prevede una fedele ricostruzione di ambienti agricoli (rappresentati, ad esempio, dai pastori) e di botteghe artigiane come quella del fabbro e del falegname.
La realizzazione di tale Presepe richiede la partecipazione di circa un centinaio di figuranti, attua la valorizzazione del quartiere dalle reminescenze arabe che lo ospita ed e' un evidente richiamo turistico.

La citta' di Erice - Tp - vive il Natale con estrema partecipazione e coinvolgimento. Come ogni anno, e nel rispetto della tradizione, si ha la manifestazione "La Zampogna d'Oro", un evento che coinvolge numerosi zampognari provenienti da tutta Italia. La manifestazione, dal chiaro sapore antico che tramanda l'attento lavoro degli artigiani del legno e della pelle, ha un evidente richiamo turistico.

L'EPIFANIA

E' quasi inutile ricordare che le feste natalizie abbracciano un arco di tempo di circa venti giorni, iniziano nove giorni prima il 25 dicembre per concludersi il sei gennaio, il giorno dedicato all'Epifania. Dal punto di vista strettamente religioso, tale ricorrenza commemora l'adorazione dei tre Re Magi a Gesù Bambino, ma il senso della festa si è allargato ed ha assunto anche dei significati più profani.
Degna esemplificazione di questi aspetti profani è "La Festa della Vecchia", della Befana, evento che si attua ogni anno non proprio per il sei gennaio ma per la notte di San Silvestro a Gratteri, in provincia di Palermo.
In questa città è allestita la così chiamata "Vanniata di festi di l'annu", un processo immaginario che si attua ai vari eventi sociali, storici e di cronaca che si sono verificati durante l'anno. Così si ha la sfilata dei vari personaggi-imputati che hanno animato la società non solo locale. Il processo si attua dopo l'uscita della Vecchia dalla grotta Grattara, la parte più antica della città. Essa esce coperta da un lenzuolo bianco, percorre le vie cittadine che la portano alla piazza principale dove si svolgerà il processo accompagnata da un corteo di ragazzi vestiti con i tipici costumi siciliani che reggono una torcia e dei campanacci.
Durante il percorso la Befana distribuisce dolciumi vari custoditi nei due grossi cestoni che porta alle spalle ai ragazzi.
Il suo arrivo in piazza è accolto dallo scoppio di petardi e di mortaretti.
La festa è completata dalla preparazione e distribuzione di dolci locali tipici, come ad esempio i "turtigliuna" a base di mandorle, noci, nocciole e frutta secca.

L'Epifania ha un significato diverso un base al rito religioso: mentre per quello latino essa commemora l'adorazione effettuata dai tre Re Magi Melchiorre, Baldassarre e Gaspere al Divin Bambino, per il rito bizantino essa simboleggia e ricorda Cristo mentre riceve il battesimo nel fiume Giordano.

Nei vari paesi del palermitano come Contessa Entellina, Mezzojuso e Piana degli Albanesi che raccolgono persone d'origine albanese i festeggiamenti hanno forme similari e si susseguono in due giorni distinti. In effetti, la sera del 5 si celebra una funzione religiosa presso la Chiesa Matrice d'origine greca, il giorno seguente i festeggiamenti si svolgono nei pressi della piazza della fontana, struttura tipica presenti in tutti questi paesi. In Chiesa, nei pressi dell'altare maggiore, si costruisce un palco per ospitare una vasca piena d'acqua alla quale è legata una cordicella. Nella piazza una seconda vasca è posizionata sotto la fontana ed in questo caso la cordicella è legata alla finestra più alta del palazzo che si trova in prossimità della fontana stessa.
Il Celebrante ha il compito di immergere per tre volte una croce nella vasca ed alla terza immersione il sagrista ha il compito di liberare una colomba che così può effettuare il suo volo seguendo la direzione obbligata della cordicella [ai piedi dell'animale è stato posto un tubo di canna dal quale passa la cordicella che lega le due vasche]. Dal punto di vista strettamente religioso, il volo della colomba simboleggia la discesa dello Spirito Santo.
Alla fine delle celebrazioni i fedeli raccolgono l'acqua benedetta.

Sempre il sei gennaio, l'Epifania è festeggiata anche a Mussomeli, in provincia di Caltanissetta. La mattina della festa si può assistere all'arrivo dei tre Magi, interpretati da tre baldi giovani della città. Dopo tale arrivo e la celebrazione della Messa, si ha un pranzo della solidarietà per i bambini bisognosi. Durante il pomeriggio, infine, si attua la processione della statua di Gesù Bambino.


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UN REMOTO E UN RECENTE PRESEPE - Vincenzo Consolo UN CIBO DI NATALE
Nara Bernardi
IL TEATRO DEL MONDO
Antonino Cusimano I SUONI DELLA NATIVITA'
Sergio Bonanzinga
LE VECCHIE DI NATALE
Fatima Giallombardo

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ARTICOLI TRATTI DA "LA SICILIA RICERCATA"
Bruno Leopardi Editore


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martedì 16 dicembre 2008

ciao Eluana

Dohttp://www.youtube.com/watch?v=zGo4ecM-0Ww&hl=itpo aver visto l ostracismo nei confronti del dottor Di Bella e del dottor lissoni per negarci un diritto quello che riguarda la libertà di scegliere la cura che riteniamo piu opportuna per noi adesso Eluana a cui neganhttp://video.google.it/videoplay?docid=-2902396117026586467&ei=lutMSZesOp-i2wLv_-j0Cg&q=englaro&hl=ito il Diritto di morire, l essere umano ha il Libero Arbitrio davanti al quale nemmeno l alto dei cieli interferisce Dovere delle istituzioni he metterci in grado di esercitarlo




La storia di Eluana
ono ormai dieci anni che Eluana "dorme": da quel mattino di gennaio, quando la ragazza viene ricoverata a Lecco in coma profondo per un gravissimo trauma cranico riportato nell'incidente. Come se non bastasse, la frattura della seconda vertebra cervicale la condanna quasi sicuramente alla paralisi totale. Ma sul momento la cosa più urgente, per i medici, è strappare la ragazza dalla morte. Per questo motivo viene intubata e le vengono somministrati i primi farmaci. I due rianimatori fanno capire chiaramente ai genitori che in questi casi non resta che attendere il decorso delle successive 48 ore, per vedere come reagisce Eluana.Niente, la ragazza continua a vegetare. Dimessa dalla rianimazione nell'aprile 1992, viene portata in un altro reparto dell'ospedale di Lecco, dove è sottoposta a una serie di stimoli, nella speranza di un sempre più improbabile "risveglio". Intanto il padre, consigliato dal primario del reparto di rianimazione Riccardo Massei, chiede un consulto a vari specialisti. Ma il verdetto è sempre lo stesso: bisogna aspettare. Il lavoro che stanno facendo all'ospedale di Sondrio - dove Eluana viene trasferita nel giugno 1992 - è ineccepibile. Poi la solita frase: "La speranza è l'ultima a morire".In realtà la speranza si riduce ben presto a zero. Infatti dopo dodici mesi è possibile fare una diagnosi definitiva e sicura di stato vegetativo permanente, ossia irreversibile. La regione superiore del cervello (corteccia), compromessa come nel caso di Eluana da un trauma oppure da un'emorragia, va incontro a una degenerazione definitiva. E con essa tutte le funzioni di cui è responsabile: dall'intelletto agli affetti, e più in generale alla coscienza.Il limite dei dodici mesi è dato per assodato a livello internazionale. Tanto che, passato quel periodo, la British Medical Association e la American Academy of Neurology sostengono la legittimità di sospendere nutrizione e idratazione artificiale. Ma non in Italia, dove la maggior parte dei medici non si azzarda ancora a dire chiaramente che tenere in vita più a lungo questi pazienti possa essere definito accanimento terapeutico.Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.Commenta Carlo Alberto Defanti, primario del reparto di neurologia dell'ospedale Niguarda di Milano, che ha visitato Eluana alcuni anni fa: "Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la sua condizione è priva di dignità. Di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e per i suoi genitori, che hanno perso una figlia ma non possono elaborarne compiutamente il lutto".La macchina legale si mette in moto tra il '96 e il '97. Defanti, su richiesta del padre, stila una prognosi definitiva: "In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva". La corteccia cerebrale di Eluana è sconnessa dal resto del cervello. Per sempre.Il consulto del neurologo compare, insieme ad altri documenti, nel procedimento di interdizione di Eluana da parte del padre, che nel 1997 ne diventa tutore. E' Maria Cristina Morelli, un brillante avvocato milanese, a utilizzare la figura del tutore dell'interdetto (che di solito si occupa solo di quattrini) per consentire a una persona incapace di esprimere la propria volontà attraverso un rappresentante.E la sentenza della Corte d'Appello di Milano del dicembre 1999, anche se drammaticamente rigetta la richiesta di rifiuto delle cure con motivazioni da molti giudicate deboli, non solleva obiezioni su questo punto. "E' un passo importante della giurisprudenza" commenta la Morelli "perché si ammette che anche persone nello stato di Eluana possano esercitare il diritto di dare o negare il consenso informato alle cure attraverso un rappresentante. Con tutte le garanzie e i controlli che la legge prevede rispetto alla figura del tutore dell'interdetto. Mi sembra un buon inizio per colmare la disuguaglianza tra chi, maggiorenne e nel pieno delle facoltà mentali, può esercitare la sua libertà di scelta fino al punto di rifiutare cure che gli salverebbero la vita, e chi invece non può perché in condizioni d'inconscienza".Per rendere meno labile questo diritto degli "incapaci" è allo studio del Parlamento anche una proposta di legge, ispirata dalla Consulta di bioetica di Milano, sulle Direttive anticipate. "Se la legge passasse" spiega il giudice Amedeo Santosuosso, tra i magistrati più competenti in materia bioetica, "basterebbe avere nel portafoglio, o depositato presso il proprio medico, un foglio in cui si possono esprimere le proprie preferenze su come si desidera essere trattati dai medici in caso di perdita di coscienza. A dire il vero, anche se in Italia questa sorta di "testamento di vita" (Living Will) non è ancora un documento espressamente previsto per legge, una volontà documentata può essere riconosciuta valida in un procedimento giudiziario. E non è detto che il dissenso a essere sottoposti a un trattamento debba essere messo per iscritto. Certo un documento scritto rende tutto più evidente, ma per la legge la volontà può essere anche verbale. A questo punto un tutore, sia esso il padre o un'altra persona, ne può curare l'esecuzione".Sconfitta nelle aule giudiziarie, la lunga battaglia del padre di Eluana non è quindi stata inutile. Certo, questa bella ragazza di 30 anni, beffata da un incidente stradale, è condannata per chissà quanto tempo ancora a sopravvivere a se stessa. Ma Beppino Englaro si è sempre rifiutato di risolvere la faccenda all'italiana. In tutti questi anni c'è stato infatti chi gli ha suggerito di portarsi la figlia a casa e di accelerare la fine "dimenticandosi" di darle le vitamine e la soluzione nutritiva che la tiene in vita. "Il risultato di questa intransigenza è che ora si comincia a parlare di soluzioni di legge per rispettare i diritti e le volontà di queste persone" conclude la Morelli. "Dobbiamo ringraziare Beppino Englaro che ha messo a disposizione la sua tragedia per difendere i diritti e la dignità non solo di sua figlia, ma di tutti".
Luca Carra



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http://www.youtube.com/watch?v=XcAdASYSL3M&hl=ithttp://video.libero.it/app/play?id=720733de7506f1a294fb4080ec917d81http://video.libero.it/app/play?id=8141b8f6a2fe379b116c1010c7daf35d080ec917d81om/watch?v=XcAdASYSL3M&hl=ithttp://www.youtube.com/watch?v=dynn06kqgL4&hl=ithttp://www.youtube.com/watch?v=6n0P9Z9PduA&hl=it

domenica 14 dicembre 2008


IL TESTAMENTO DEL DIVINO CONTE DI CAGLIOSTRO http://video.google.it/videoplay?docid=183895058419588300&ei=WK5GSd6hIY-G2QLenfjOCg&q=cagliostro&hl=it
QUESTO SCRITTO, VIENE CONSIDERATO COME IL PIU' SIGNIFICATIVO ATTO AUTOGRAFO DEL CONTE DI CAGLIOSTRO DAL QUALE TRASPARE LA SUA REALE NATURA UMANA E DIVINA. PROPRIO PER LA PROFONDITA' DEL SUO LIBERO PENSIERO E LA PUREZZA DELLE SUE AZIONI, VENNE COSI' FEROCEMENTE CALUNNIATO E PERSEGUITATO FINO ALLA MORTE.
IL PERCHE' DI TALE TENTATIVO DI DEMOLIZIONE APPARE CHIARO PROPRIO DA QUESTE RIGHE!
TRATTO DALLA MEMORIA PER IL CONTE DI CAGLIOSTRO, ACCUSATO, CONTRO IL PROCURATORE GENERALE" (S.L.-PARIGI- 1786 pag.12).
PUBBLICATO IN: "CAGLIOSTRO TAUMATURGO" - PIER CARPI- ED.MEB pg 17.
PUBBLICATO IN: "I GIGANTI DEL CIELO: EUGENIO SIRAGUSA" - VALENTI O.-ED. NEDI pg.290.
"IO NON SONO DI NESSUNA EPOCA E DI NESSUN LUOGO; AL DI FUORI DEL TEMPO E DELLO SPAZIO, IL MIO ESSERE SPIRITUALE VIVE LA SUA ETERNA ESISTENZA E SE MI IMMERGO NEL MIO PENSIERO RIFACENDO IL CORSO DEGLI ANNI, SE PROIETTO IL MIO SPIRITO VERSO UN MODO DI VIVERE LONTANO DA COLUI CHE VOI PERCEPITE, IO DIVENTO COLUI CHE DESIDERO.
PARTECIPANDO COSCIENTEMENTE ALL'ESSERE ASSOLUTO, REGOLO LA MIA AZIONE SECONDO IL MEGLIO CHE MI CIRCONDA.
IL MIO NOME E' QUELLO DELLA MIA FUNZIONE ED IO LO SCELGO, COSI' COME SCELGO LA MIA FUNZIONE, PERCHE' SONO LIBERO; IL MIO PAESE E' QUELLO DOVE FERMO MOMENTANEAMENTE I MIEI PASSI.
METTETE LA DATA DI IERI, SE VOLETE O RIUSCENDOVI, QUELLA DI DOMANI O DEGLI ANNI PASSATI, PER L'ORGOGLIO ILLUSORIO DI UNA GRANDEZZA CHE NON SARA' FORSE MAI LA VOSTRA. IO SONO COLUI CHE E'.
"NON HO CHE UN PADRE; DIVERSE CIRCOSTANZE DELLA MIA VITA MI HANNO FATTO GIUNGERE A QUESTA GRANDE E COMMOVENTE VERITA'; MA I MISTERI DI QUESTA ORIGINE ED I RAPPORTI CHE MI UNISCONO A QUESTO PADRE SCONOSCIUTO, SONO E RESTANO I MIEI SEGRETI.
COLORO CHE SARANNO CHIAMATI AL DIVENIRE, ALL'INTRAVVEDERE COME ME, MI COMPRENDONO E MI APPROVANO.
QUANTO ALL'ORA, AL LUOGO DOVE IL MIO CORPO MATERIALE A QUARANT'ANNI SI EDUCHERA' SU QUESTA TERRA, QUANTO ALLA FAMIGLIA CHE IO SCELGO PER QUESTO, IO VOGLIO IGNORARLA, NON VOGLIO RICORDARMI DEL PASSATO PER NON AUMENTARE LE RESPONSABILITA' GIA' PESANTI DI COLORO I QUALI MI HANNO CONOSCIUTO, PERCHE' STA SCRITTO: TU non farai cadere il cielo.
IO NON SONO NATO DALLA CARNE, NE' DALLA VOLONTA' DELL'UOMO, SONO NATO DALLO SPIRITO.
IL MIO NOME, CHE E' MIO, QUELLO CHE SCELSI PER APPARIRE IN MEZZO A VOI, ECCO QUELLO CHE RECLAMO.
QUELLI CHE MI SONO STATI DATI ALLA MIA NASCITA O DURANTE LA MIA GIOVINEZZA, QUELLI PER I QUALI FUI CONOSCIUTO, SONO DI ALTRI TEMPI E LUOGHI; LI HO LASCIATI, COME AVRO' LASCIATO DOMANI DEI VESTITI PASSATI DI MODA E ORMAI INUTILI.
"MA ECCO: SONO NOBILE E VIANDANTE, IO PARLO E LE VOSTRE ANIME ATTENTE NE RICONOSCERANNO LE ANTICHE PAROLE, UNA VOCE CHE E' IN VOI E CHE TACEVA DA MOLTO TEMPO RISPONDE ALLA CHIAMATA DELLA MIA; IO AGISCO E LA PACE RINVIENE NEI VOSTRI CUORI, LA SALUTE NEI VOSTRI CORPI, LA SPERANZA ED IL CORAGGIO NELLE VOSTRE ANIME.
TUTTI GLI UOMINI SONO MIEI FRATELLI, TUTTI I PAESI MI SONO CARI, IO LI PERCORRO OVUNQUE, AFFINCHE' LO SPIRITO POSSA DISCENDERE DA UNA STRADA E VENIRE VERSO DI NOI.
IO NON DOMANDO AI RE, DI CUI RISPETTO LA POTENZA, CHE L'OSPITALITA' SULLE LORO TERRE E, QUANDO QUESTA MI E' ACCORDATA, PASSO, FACENDO ATTORNO A ME IL PIU' BENE POSSIBILE: MA NON FACCIO CHE PASSARE. SONO UN NOBILE VIANDANTE?
"COME IL VENTO DEL SUD, COME LA SPLENDENTE LUCE DEL MEZZOGIORNO CHE CARATTERIZZA LA PIENA CONOSCENZA DELLE COSE E LA COMUNIONE ATTIVA CON DIO, COSI' IO VADO VERSO IL NORD, VERSO LA NEBBIA ED IL FREDDO, ABBANDONANDO OVUNQUE AL MIO PASSAGGIO QUALCHE PARTE DI ME STESSO, SPENDENDOMI, DIMINUENDOMI IN OGNI FERMATA, MA LASCANDOVI UN PO' DI LUCE, UN PO' DI CALORE, FINO A QUANDO IO NON SIA INFINE ARRIVATO E STABILITO AL TERMINE DELLA MIA CARRIERA: ALLORA LA ROSA FIORIRA' SULLA CROCE. IO SONO CAGLIOSTRO.
"PERCHE' E ' NECESSARIO CHE VOI CHIEDIATE DI PIU'? SE VOI ERAVATE FIGLI DI DIO, SE LA VOSTRA ANIMA NON ERA COSI' VANA E COSI' CURIOSA VOI AVEVATE GIA' COMPRESO. "VI NECESSITANO DEI DETTAGLI, DEI SEGNI E DELLA PARABOLE, DUNQUE ASCOLTATE. RISALITE MOLTO NEL PASSATO, POICHE' LO VOLETE.
" TUTTA LA LUCE VIENE DALL'ORIENTE, TUTTO L'INIZIO DALL'EGITTO; SONO STATO TRE ANNI COME VOI, QUINDI SETTE ANNI, POI L'ETA' MATURA ED A PARTIRE DA QUESTA ETA' NON HO PIU' CONTATO.
TRE SETTENARI FANNO VENTUNO ANNI E REALIZZANO LA PIENEZZA DELLO SVILUPPO UMANO. NELLA MIA PRIMA INFANZIA, SOTTO LA LEGGE DEL RIGORE E DELLA GIUSTIZIA SOFFERSI L'ESILIO, COME ISRAEL TRA LE NAZIONI STRANIERE.
MA COME ISRAEL AVEVA IN SE' LA PRESENZA DI DIO, CHE COME UN METATRON LO GUIDAVA NEI SUOI PASSI, ALL0 STESSO MODO UN ANGELO POTENTE VEGLIAVA SU DI ME E DIRIGEVA I MIEI ATTI, SCHIARIVA LA MIA ANIMA, SVILUPPANDO LE FORZE LATENTI IN ME. LUI ERA IL MIO MAESTRO E LA MIA GUIDA.
"LA MIA RAGIONE SI FORMAVA E SI PRECISAVA; IO MI INTERROGAVO, MI STUDIAVO E PRENDEVO COSCIENZA DI TUTTO QUANTO MI CIRCONDAVA, FECI QUANDO VOLEVO PENETRARE L'ORIGINE DEL MIO ESSERE E SALIRE VERSO DIO, DEI VIAGGI, MOLTI VIAGGI, TANTO ATTORNO ALLA CAMERA DELLE MIE RIFLESSIONI CHE NEI TEMPLI E NELLE QUATTRO PARTI DEL MONDO.
MA NELLO SLANCIO DELLA MIA ANIMA, ALLORA LA MIA RAGIONE IMPOTENTE SI TACEVA E MI LASCIAVA IN BALIA DELLE MIE CONGETTURE.
"UN AMORE CHE ATTIRAVA VERSO DI SE' TUTTE LE CREATURE IN MANIERA IMPULSIVA, UN'AMBIZIONE IRRESISTIBILE, UN SENTIMENTO PROFONDO DEI MIEI DIRITTI E TUTTE LE COSE DELLA TERRA E DEL CIELO MI POSSEDEVANO E MI GETTAVANO VERSO LA VITA E L'ESPERIENZA PROGRESSIVA DELLE MIE FORZE, DEL LORO GIOCO E DEL LORO LIMITE: ERA LA LOTTA CHE DOVEVO SOSTENERE CONTRO LE POTENZE DEL MONDO, FUI ABBANDONATO E TENTATO NEL DESERTO, LOTTAI CON L'ANGELO COME JACOB, CON GLI UOMINI E COI DEMONI, QUESTI VINTI, MI INSEGNARONO I SEGRETI CHE CONCERNONO IL DOMINIO DELLE TENEBRE, PER CUI NON MI SMARRII MAI IN UNA DELLE VIE DALLE QUALI NON C'E' RITORNO.
"UN GIORNO - DOPO QUANTI ANNI E VIAGGI - IL CIELO ESAUDI' I MIEI SFORZI: SI RICORDO' DEL SUO SERVITORE CHE, RIVESTITO DEGLI ABITI NUZIALI, EBBE LA GRAZIA DI ESSERE AMMESSO COME MOSE' DAVANTI ALL'ETERNO. DA ALLORA RICEVETTI COME UN NOME NUOVO, UNA MISSIONE UNICA.
"LIBERO E MAESTRO DELLA VITA NON PENSAI CHE AD IMPIEGARLA PER L'OPERA DI DIO. SAPEVO CHE EGLI CONFERMAVA I MIEI ATTI E LE MIE PAROLE, COME IO CONFERMAVO IL SUO NOME ED IL SUO DOMINIO SULLA TERRA.
CI SONO DEGLI ESSERI CHE NON HANNO PIU' ANGELO CUSTODE: IO FUI UNO DI QUELLI.
"ECCO LA MIA INFANZIA E LA MIA GIOVINEZZA, TALI CHE CHE IL VOSTRO SPIRITO INQUIETO E GENEROSO LE RECLAMA; MA CHE ESSE SIANO DURATE PIU' O MENO ANNI, CHE SI SIANO FERMATE NEI PAESI DEI VOSTRI PADRI O IN ALTRE CONTRADE, CHE IMPORTA A VOI? NON SONO IO UN UOMO LIBERO?
GIUDICATE LE MIE ABITUDINI, COME A DIRE LE MIE AZIONI, DITE SE ESSE SONO BUONE, DITE SE NE AVETE VISTE DI PIU' POTENTI E SE ALLORA VI OCCUPATE ANCORA DELLA MIA NAZIONALITA', DEL MIO RANGO E DELLA MIA RELIGIONE.
"SE, PROSEGUENDO IL CAMMINO FELICE DEI SUOI VIAGGI QUALCUNO DI VOI SI AVVICINASSE UN GIORNO A QUELLA TERRA D'ORIENTE CHE MI HA VISTO NASCERE E SI RICORDASSE DI ME, PRONUNCI IL MIO NOME ED ALLORA VEDRA' I SERVITORI DI MIO PADRE CHE GLI APRIRANNO LE PORTE DELLA CITTA' SANTA.
POI QUANDO RITORNERA' DIRA' AI SUOI FRATELLI SE IO HO ABUSATO FRA VOI DI UN FALSO PRESTIGIO, SE HO PRESO NELLE VOSTRE DIMORE QUALCHE COSA CHE NON MI APPARTENEVA.
CAGLIOSTRO
13 dicembre per tradizione è anche il giorno della cuccìa. E dunque perché in questo giorno sono banditi dalla tavola tutti i farinacei, ma si mangia la cuccìa che è comunque grano?Mettiamo un po’ d’ordine.Qualche anno fa mi capitò di avere un ospite milanese a casa per questa occasione, e mi ritrovai a dover rispondere alle sue domande su due piedi. “Ehm…sì. Mangiamo le arancine”, ma devo dire la verità, neanche io mi ricordavo bene la storia in questione. Così mi documentai.Infatti chi più chi meno da bambino si ricorderà di aver sentito almeno una volta dai nonni o dai genitori la storia del famoso miracolo che Santa Lucia fece per la città di Palermo, (ma c’è chi dice Siracusa), quando nel XVII° secolo, la città in preda ad una gravissima carestia, la pregò intensamente e lei rispose facendo arrivare proprio in data 13 dicembre 1646 una nave carica di frumento.La fame era tale che il grano non fu macinato, ma venne subito bollito e mangiato così com’era, condito con quelle poche cose che si avevano in casa. Proprio da qui nacque la cuccìa, che infatti, in alcune zone dell’isola si mangia oltre che in versione dolce, anche nella versione salata, e il cui termine proviene probabilmente da “cocciu”, cioè chicco.Da quel momento in poi si associò la festa di Santa Lucia alla cuccìa, un po’ come penitenza e un po’ come commemorazione di quegli eventi. E una volta che il pane e la pasta non si potevano mangiare, per seguire questa tradizione, è nata l’alternativa dell’arancina, che si è sempre più radicata anno dopo anno, forse anche perché i chicchi di riso ricordano quelli del grano.Ecco svelato il mistero.Dunque possiamo ancora abbuffarci di arancine, panelle e cuccìa a Santa Lucia, ma almeno sapremo anche spiegare il perché.Credo infatti che sia importante mantenere le tradizioni nei secoli, ma senza perdere di vista le origini della nostra storia e il loro significato più autentico

santa Lucia


http://www.youtube.com/watch?v=CTVEk6fULK8&hl=it

Santa Lucia Giornata di festa oggi a Siracusa dove, come ogni anno, il 13 dicembre si tiene la tradizionale processione di Santa Lucia. Alle 15,30 il simulacro della martire patrona della città siciliana (qui nacque intorno al 238 e fu uccisa il 13 dicembre del 304), viene portato a spalle dalla Cattedrale, sita sull'isola di Ortigia, fino alla Basilica di S.Lucia al Sepolcro, dove rimarrà esposta fino al 20 dicembre. I cittadini mettono drappi e tappeti ai balconi e illuminano le strade di ceri per salutare il passaggio della statua. Alta quasi quattro metri e realizzata in argento da Pietro Rizzo nel XVI secolo, la scultura racchiude in una teca d'oro dei frammenti delle costole della martire. Durante la processione viene scortata dai gonfaloni del Comune della Provincia e dal corteo storico della Berlina del Senato siracusano.La festa, molto sentita dai siciliani e dai siracusani in particolare, porta con sé anche delle tradizioni gastronomiche. Durante i festeggiamenti infatti si usa consumare solo verdure, legumi, le arancine e la cuccia: piatto tipico a base di grano e legumi, in alcune località, e dolce a base di grano bollito e crema di ricotta, a Palermo. Santa Lucia è venerata dai fedeli di tutto il mondo come protettrice della vista. Per questo, altra usanza è quella di fare dei piccoli pani a forma di occhi, da benedire, che si mangiano per tenere lontane le malattie connesse alla vista. Secondo la tradizione infatti la santa "serba sani gli occhi dei suoi devoti" che rinunciano a mangiare pane e pasta il 13 dicembre.



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