domenica 14 dicembre 2008


IL TESTAMENTO DEL DIVINO CONTE DI CAGLIOSTRO http://video.google.it/videoplay?docid=183895058419588300&ei=WK5GSd6hIY-G2QLenfjOCg&q=cagliostro&hl=it
QUESTO SCRITTO, VIENE CONSIDERATO COME IL PIU' SIGNIFICATIVO ATTO AUTOGRAFO DEL CONTE DI CAGLIOSTRO DAL QUALE TRASPARE LA SUA REALE NATURA UMANA E DIVINA. PROPRIO PER LA PROFONDITA' DEL SUO LIBERO PENSIERO E LA PUREZZA DELLE SUE AZIONI, VENNE COSI' FEROCEMENTE CALUNNIATO E PERSEGUITATO FINO ALLA MORTE.
IL PERCHE' DI TALE TENTATIVO DI DEMOLIZIONE APPARE CHIARO PROPRIO DA QUESTE RIGHE!
TRATTO DALLA MEMORIA PER IL CONTE DI CAGLIOSTRO, ACCUSATO, CONTRO IL PROCURATORE GENERALE" (S.L.-PARIGI- 1786 pag.12).
PUBBLICATO IN: "CAGLIOSTRO TAUMATURGO" - PIER CARPI- ED.MEB pg 17.
PUBBLICATO IN: "I GIGANTI DEL CIELO: EUGENIO SIRAGUSA" - VALENTI O.-ED. NEDI pg.290.
"IO NON SONO DI NESSUNA EPOCA E DI NESSUN LUOGO; AL DI FUORI DEL TEMPO E DELLO SPAZIO, IL MIO ESSERE SPIRITUALE VIVE LA SUA ETERNA ESISTENZA E SE MI IMMERGO NEL MIO PENSIERO RIFACENDO IL CORSO DEGLI ANNI, SE PROIETTO IL MIO SPIRITO VERSO UN MODO DI VIVERE LONTANO DA COLUI CHE VOI PERCEPITE, IO DIVENTO COLUI CHE DESIDERO.
PARTECIPANDO COSCIENTEMENTE ALL'ESSERE ASSOLUTO, REGOLO LA MIA AZIONE SECONDO IL MEGLIO CHE MI CIRCONDA.
IL MIO NOME E' QUELLO DELLA MIA FUNZIONE ED IO LO SCELGO, COSI' COME SCELGO LA MIA FUNZIONE, PERCHE' SONO LIBERO; IL MIO PAESE E' QUELLO DOVE FERMO MOMENTANEAMENTE I MIEI PASSI.
METTETE LA DATA DI IERI, SE VOLETE O RIUSCENDOVI, QUELLA DI DOMANI O DEGLI ANNI PASSATI, PER L'ORGOGLIO ILLUSORIO DI UNA GRANDEZZA CHE NON SARA' FORSE MAI LA VOSTRA. IO SONO COLUI CHE E'.
"NON HO CHE UN PADRE; DIVERSE CIRCOSTANZE DELLA MIA VITA MI HANNO FATTO GIUNGERE A QUESTA GRANDE E COMMOVENTE VERITA'; MA I MISTERI DI QUESTA ORIGINE ED I RAPPORTI CHE MI UNISCONO A QUESTO PADRE SCONOSCIUTO, SONO E RESTANO I MIEI SEGRETI.
COLORO CHE SARANNO CHIAMATI AL DIVENIRE, ALL'INTRAVVEDERE COME ME, MI COMPRENDONO E MI APPROVANO.
QUANTO ALL'ORA, AL LUOGO DOVE IL MIO CORPO MATERIALE A QUARANT'ANNI SI EDUCHERA' SU QUESTA TERRA, QUANTO ALLA FAMIGLIA CHE IO SCELGO PER QUESTO, IO VOGLIO IGNORARLA, NON VOGLIO RICORDARMI DEL PASSATO PER NON AUMENTARE LE RESPONSABILITA' GIA' PESANTI DI COLORO I QUALI MI HANNO CONOSCIUTO, PERCHE' STA SCRITTO: TU non farai cadere il cielo.
IO NON SONO NATO DALLA CARNE, NE' DALLA VOLONTA' DELL'UOMO, SONO NATO DALLO SPIRITO.
IL MIO NOME, CHE E' MIO, QUELLO CHE SCELSI PER APPARIRE IN MEZZO A VOI, ECCO QUELLO CHE RECLAMO.
QUELLI CHE MI SONO STATI DATI ALLA MIA NASCITA O DURANTE LA MIA GIOVINEZZA, QUELLI PER I QUALI FUI CONOSCIUTO, SONO DI ALTRI TEMPI E LUOGHI; LI HO LASCIATI, COME AVRO' LASCIATO DOMANI DEI VESTITI PASSATI DI MODA E ORMAI INUTILI.
"MA ECCO: SONO NOBILE E VIANDANTE, IO PARLO E LE VOSTRE ANIME ATTENTE NE RICONOSCERANNO LE ANTICHE PAROLE, UNA VOCE CHE E' IN VOI E CHE TACEVA DA MOLTO TEMPO RISPONDE ALLA CHIAMATA DELLA MIA; IO AGISCO E LA PACE RINVIENE NEI VOSTRI CUORI, LA SALUTE NEI VOSTRI CORPI, LA SPERANZA ED IL CORAGGIO NELLE VOSTRE ANIME.
TUTTI GLI UOMINI SONO MIEI FRATELLI, TUTTI I PAESI MI SONO CARI, IO LI PERCORRO OVUNQUE, AFFINCHE' LO SPIRITO POSSA DISCENDERE DA UNA STRADA E VENIRE VERSO DI NOI.
IO NON DOMANDO AI RE, DI CUI RISPETTO LA POTENZA, CHE L'OSPITALITA' SULLE LORO TERRE E, QUANDO QUESTA MI E' ACCORDATA, PASSO, FACENDO ATTORNO A ME IL PIU' BENE POSSIBILE: MA NON FACCIO CHE PASSARE. SONO UN NOBILE VIANDANTE?
"COME IL VENTO DEL SUD, COME LA SPLENDENTE LUCE DEL MEZZOGIORNO CHE CARATTERIZZA LA PIENA CONOSCENZA DELLE COSE E LA COMUNIONE ATTIVA CON DIO, COSI' IO VADO VERSO IL NORD, VERSO LA NEBBIA ED IL FREDDO, ABBANDONANDO OVUNQUE AL MIO PASSAGGIO QUALCHE PARTE DI ME STESSO, SPENDENDOMI, DIMINUENDOMI IN OGNI FERMATA, MA LASCANDOVI UN PO' DI LUCE, UN PO' DI CALORE, FINO A QUANDO IO NON SIA INFINE ARRIVATO E STABILITO AL TERMINE DELLA MIA CARRIERA: ALLORA LA ROSA FIORIRA' SULLA CROCE. IO SONO CAGLIOSTRO.
"PERCHE' E ' NECESSARIO CHE VOI CHIEDIATE DI PIU'? SE VOI ERAVATE FIGLI DI DIO, SE LA VOSTRA ANIMA NON ERA COSI' VANA E COSI' CURIOSA VOI AVEVATE GIA' COMPRESO. "VI NECESSITANO DEI DETTAGLI, DEI SEGNI E DELLA PARABOLE, DUNQUE ASCOLTATE. RISALITE MOLTO NEL PASSATO, POICHE' LO VOLETE.
" TUTTA LA LUCE VIENE DALL'ORIENTE, TUTTO L'INIZIO DALL'EGITTO; SONO STATO TRE ANNI COME VOI, QUINDI SETTE ANNI, POI L'ETA' MATURA ED A PARTIRE DA QUESTA ETA' NON HO PIU' CONTATO.
TRE SETTENARI FANNO VENTUNO ANNI E REALIZZANO LA PIENEZZA DELLO SVILUPPO UMANO. NELLA MIA PRIMA INFANZIA, SOTTO LA LEGGE DEL RIGORE E DELLA GIUSTIZIA SOFFERSI L'ESILIO, COME ISRAEL TRA LE NAZIONI STRANIERE.
MA COME ISRAEL AVEVA IN SE' LA PRESENZA DI DIO, CHE COME UN METATRON LO GUIDAVA NEI SUOI PASSI, ALL0 STESSO MODO UN ANGELO POTENTE VEGLIAVA SU DI ME E DIRIGEVA I MIEI ATTI, SCHIARIVA LA MIA ANIMA, SVILUPPANDO LE FORZE LATENTI IN ME. LUI ERA IL MIO MAESTRO E LA MIA GUIDA.
"LA MIA RAGIONE SI FORMAVA E SI PRECISAVA; IO MI INTERROGAVO, MI STUDIAVO E PRENDEVO COSCIENZA DI TUTTO QUANTO MI CIRCONDAVA, FECI QUANDO VOLEVO PENETRARE L'ORIGINE DEL MIO ESSERE E SALIRE VERSO DIO, DEI VIAGGI, MOLTI VIAGGI, TANTO ATTORNO ALLA CAMERA DELLE MIE RIFLESSIONI CHE NEI TEMPLI E NELLE QUATTRO PARTI DEL MONDO.
MA NELLO SLANCIO DELLA MIA ANIMA, ALLORA LA MIA RAGIONE IMPOTENTE SI TACEVA E MI LASCIAVA IN BALIA DELLE MIE CONGETTURE.
"UN AMORE CHE ATTIRAVA VERSO DI SE' TUTTE LE CREATURE IN MANIERA IMPULSIVA, UN'AMBIZIONE IRRESISTIBILE, UN SENTIMENTO PROFONDO DEI MIEI DIRITTI E TUTTE LE COSE DELLA TERRA E DEL CIELO MI POSSEDEVANO E MI GETTAVANO VERSO LA VITA E L'ESPERIENZA PROGRESSIVA DELLE MIE FORZE, DEL LORO GIOCO E DEL LORO LIMITE: ERA LA LOTTA CHE DOVEVO SOSTENERE CONTRO LE POTENZE DEL MONDO, FUI ABBANDONATO E TENTATO NEL DESERTO, LOTTAI CON L'ANGELO COME JACOB, CON GLI UOMINI E COI DEMONI, QUESTI VINTI, MI INSEGNARONO I SEGRETI CHE CONCERNONO IL DOMINIO DELLE TENEBRE, PER CUI NON MI SMARRII MAI IN UNA DELLE VIE DALLE QUALI NON C'E' RITORNO.
"UN GIORNO - DOPO QUANTI ANNI E VIAGGI - IL CIELO ESAUDI' I MIEI SFORZI: SI RICORDO' DEL SUO SERVITORE CHE, RIVESTITO DEGLI ABITI NUZIALI, EBBE LA GRAZIA DI ESSERE AMMESSO COME MOSE' DAVANTI ALL'ETERNO. DA ALLORA RICEVETTI COME UN NOME NUOVO, UNA MISSIONE UNICA.
"LIBERO E MAESTRO DELLA VITA NON PENSAI CHE AD IMPIEGARLA PER L'OPERA DI DIO. SAPEVO CHE EGLI CONFERMAVA I MIEI ATTI E LE MIE PAROLE, COME IO CONFERMAVO IL SUO NOME ED IL SUO DOMINIO SULLA TERRA.
CI SONO DEGLI ESSERI CHE NON HANNO PIU' ANGELO CUSTODE: IO FUI UNO DI QUELLI.
"ECCO LA MIA INFANZIA E LA MIA GIOVINEZZA, TALI CHE CHE IL VOSTRO SPIRITO INQUIETO E GENEROSO LE RECLAMA; MA CHE ESSE SIANO DURATE PIU' O MENO ANNI, CHE SI SIANO FERMATE NEI PAESI DEI VOSTRI PADRI O IN ALTRE CONTRADE, CHE IMPORTA A VOI? NON SONO IO UN UOMO LIBERO?
GIUDICATE LE MIE ABITUDINI, COME A DIRE LE MIE AZIONI, DITE SE ESSE SONO BUONE, DITE SE NE AVETE VISTE DI PIU' POTENTI E SE ALLORA VI OCCUPATE ANCORA DELLA MIA NAZIONALITA', DEL MIO RANGO E DELLA MIA RELIGIONE.
"SE, PROSEGUENDO IL CAMMINO FELICE DEI SUOI VIAGGI QUALCUNO DI VOI SI AVVICINASSE UN GIORNO A QUELLA TERRA D'ORIENTE CHE MI HA VISTO NASCERE E SI RICORDASSE DI ME, PRONUNCI IL MIO NOME ED ALLORA VEDRA' I SERVITORI DI MIO PADRE CHE GLI APRIRANNO LE PORTE DELLA CITTA' SANTA.
POI QUANDO RITORNERA' DIRA' AI SUOI FRATELLI SE IO HO ABUSATO FRA VOI DI UN FALSO PRESTIGIO, SE HO PRESO NELLE VOSTRE DIMORE QUALCHE COSA CHE NON MI APPARTENEVA.
CAGLIOSTRO
13 dicembre per tradizione è anche il giorno della cuccìa. E dunque perché in questo giorno sono banditi dalla tavola tutti i farinacei, ma si mangia la cuccìa che è comunque grano?Mettiamo un po’ d’ordine.Qualche anno fa mi capitò di avere un ospite milanese a casa per questa occasione, e mi ritrovai a dover rispondere alle sue domande su due piedi. “Ehm…sì. Mangiamo le arancine”, ma devo dire la verità, neanche io mi ricordavo bene la storia in questione. Così mi documentai.Infatti chi più chi meno da bambino si ricorderà di aver sentito almeno una volta dai nonni o dai genitori la storia del famoso miracolo che Santa Lucia fece per la città di Palermo, (ma c’è chi dice Siracusa), quando nel XVII° secolo, la città in preda ad una gravissima carestia, la pregò intensamente e lei rispose facendo arrivare proprio in data 13 dicembre 1646 una nave carica di frumento.La fame era tale che il grano non fu macinato, ma venne subito bollito e mangiato così com’era, condito con quelle poche cose che si avevano in casa. Proprio da qui nacque la cuccìa, che infatti, in alcune zone dell’isola si mangia oltre che in versione dolce, anche nella versione salata, e il cui termine proviene probabilmente da “cocciu”, cioè chicco.Da quel momento in poi si associò la festa di Santa Lucia alla cuccìa, un po’ come penitenza e un po’ come commemorazione di quegli eventi. E una volta che il pane e la pasta non si potevano mangiare, per seguire questa tradizione, è nata l’alternativa dell’arancina, che si è sempre più radicata anno dopo anno, forse anche perché i chicchi di riso ricordano quelli del grano.Ecco svelato il mistero.Dunque possiamo ancora abbuffarci di arancine, panelle e cuccìa a Santa Lucia, ma almeno sapremo anche spiegare il perché.Credo infatti che sia importante mantenere le tradizioni nei secoli, ma senza perdere di vista le origini della nostra storia e il loro significato più autentico

santa Lucia


http://www.youtube.com/watch?v=CTVEk6fULK8&hl=it

Santa Lucia Giornata di festa oggi a Siracusa dove, come ogni anno, il 13 dicembre si tiene la tradizionale processione di Santa Lucia. Alle 15,30 il simulacro della martire patrona della città siciliana (qui nacque intorno al 238 e fu uccisa il 13 dicembre del 304), viene portato a spalle dalla Cattedrale, sita sull'isola di Ortigia, fino alla Basilica di S.Lucia al Sepolcro, dove rimarrà esposta fino al 20 dicembre. I cittadini mettono drappi e tappeti ai balconi e illuminano le strade di ceri per salutare il passaggio della statua. Alta quasi quattro metri e realizzata in argento da Pietro Rizzo nel XVI secolo, la scultura racchiude in una teca d'oro dei frammenti delle costole della martire. Durante la processione viene scortata dai gonfaloni del Comune della Provincia e dal corteo storico della Berlina del Senato siracusano.La festa, molto sentita dai siciliani e dai siracusani in particolare, porta con sé anche delle tradizioni gastronomiche. Durante i festeggiamenti infatti si usa consumare solo verdure, legumi, le arancine e la cuccia: piatto tipico a base di grano e legumi, in alcune località, e dolce a base di grano bollito e crema di ricotta, a Palermo. Santa Lucia è venerata dai fedeli di tutto il mondo come protettrice della vista. Per questo, altra usanza è quella di fare dei piccoli pani a forma di occhi, da benedire, che si mangiano per tenere lontane le malattie connesse alla vista. Secondo la tradizione infatti la santa "serba sani gli occhi dei suoi devoti" che rinunciano a mangiare pane e pasta il 13 dicembre.



domenica 16 novembre 2008

marranzano o scacciapensieri

http://www.youtube.com/watch?v=hJDv36EL4JU&hl=it

L'isola ferdinandea
La Sicilia di Piri Reis
Il marranzano o scacciapensieri
La buona cucina di Archestrato
San Calogero, amatissimo Santo nero
I segni di Marta
Santa Rosalia e la devozione dei Tamil
Un viaggiatore di nome Cagliostro
Quando leggevamo “I Beati Paoli”
Il Liotru di Catania
Menù Sicilia

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Il marranzano o scacciapensieri
“il marranzano tristemente vibranella gola del carraio che risaleil colle nitido di luna, lentotra il murmure d' ulivi saraceni”
Questo è uno stralcio tratto dalla nota poesia di Salvatore Quasimodo - Strada di Agrigentum, del 1938, dove Quasimodo evoca nostalgicamente alcune immagini della sua Sicilia quasi per resistere, attraverso il ricordo, alla distanza forzata dalla sua terra. Tra le immagini cariche di forza evocativa anche quella di un uomo che suona un marranzano, lo strumento musicale tipico siciliano, che nel tempo ha accompagnato i canti popolari dei carrettieri. Conosciuto anche come Mariuolu a Palermo, marauni a Catania, ngannalarruni ad Agrigento lo scacciapensieri appartiene alla famiglia degli idiofoni a pizzico ed è costituito da una lametta metallica fissata su un telaio in ferro. Il suono, molto particolare, è generato dalla vibrazione della lametta e si può modificare con il movimento delle labbra, delle guance e della cavità orale. Presenta una notevole varietà di forme e modelli a seconda delle altre aree geografiche in cui è presente. Sì, perchè il marranzano, presente in Sicilia dall'epoca tardo medievale, in realtà è uno strumento molto più diffuso di quanto crediamo. Conosciuto in Europa già dal XIV secolo ha conosciuto una particolare diffusione in Europa centrale nel corso del 1700/1800, specie in area Tedesca. Chiamato maultrommel in Germania e italian jew's harp in Inghilterra, in realtà è anche noto in francia con il nome Guimbarde, e nei paesi baschi con quello di muxukitarra (chitarra di bocca). Con caratteristiche molto simili lo strumento è presente anche in Indonesia e in Vietnam. Le origini pare infatti ci portino tra l'Asia Orientale e Sud-Orientale, e i modelli più antichi, erano probabilmente costruiti in canna di bambù, proprio come quelli che attualmente si possono trovare in quelle aree. In Sicilia il marranzano tuttavia presenta delle caratteristiche costruttive che lo fanno distinguere da tutti gli altri modelli di scacciapeniseri. Purtroppo la musica generata dal marranzano è stata nel tempo associata alla malavita locale, - anche per l'accostamento fatto nell'ambito di alcuni film molto noti-, e questa fama ha portato a svilire il vero valore culturale dello strumento che pare ormai essere relegato alla categoria del souvenir caratteristici, complice anche la quasi totale scomparsa degli antichi artigiani che producevano strumenti di qualità.Oggi il suono dello scacciapensieri sta conoscendo momenti di rivalutazione all'interno di un contesto musicale europeo, ed è sempre più inserito in circuiti di innovazione e sperimentazione in campo jazzistico e della musica elettronica
©2008 FotoArteArchitettura.it

sabato 15 novembre 2008

Olio di SiciliaVino di SiciliaProdotti Tipici
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L'Olio Siciliano

L'OLIO D'OLIVA SICILIANO
Qualche anno fa una piccola azienda produttrice di olio d'oliva extravergine siciliana ricevendo a sorpresa la Gran Menzione al SOL di Verona per la categoria "fruttato delicato", fino a quel momento riservata per tradizione ad aziende storiche toscane e pugliesi, creava un precedente importante e segnava l'inizio di una nuova tendenza, che oggi appare sotto gli occhi di tutti: la riscoperta dell'olio d'oliva extravergine siciliano.
Nel corso di pochi anni i produttori di olio d'oliva di qualità della sicilia sud orientale si sono moltiplicati, forti della denominazione DOP e di un lavoro intenso di valorizzazione da parte dell'Assessorato agricoltura e foreste nei suoi uffici di zona.
Monti Iblei (DOP)
Reg. CE n.2325/97 (GUCE L. 322/97 del 25.11.1997)
Valli Trapanesi (DOP)
Reg. CE n.2325/97 (GUCE L. 322/97 del 25.11.1997)
Val di Mazara (DOP)
Reg. CE n. 138/01 (GUCE L. 23 del 25.01.2001)
L'OLIO SICILIANO
L'olio extravergine d'oliva è uno dei componenti essenziali della dieta mediterranea grazie al fatto che esso si ricava dal frutto e non dal seme, particolarità che gli consente di racchiudere varie ed importanti qualità organolettiche e nutrizionali.
I miti raccontano che gli ulivi crescono con il tronco doppio in quanto ciò costituisce un premio divino alla devozione di due umili sposi che lodarono l'albero quando un dio scese dall'Olimpo e li interrogò sulle loro condizioni di vita. Essi dissero: "Con l'ulivo abbiamo quanto ci serve: l'ombra per l'estate, la legna per l'inverno, i frutti per nutrirci, l'olio per condire i cibi e per fare luce". Sempre in tema mitologico si racconta che Cecrope fu il fondatore di Atene e il primo re dell'Attica. Fu sotto il suo regno che si svolse la mitica contesa tra Athena e Poseidone per il predominio sulla città. I due stabilirono che essa sarebbe toccata a chi di loro avesse fatto il dono più utile agli Ateniesi. Poseidone (dio del mare) battè il suolo con il tridente e ne balzò fuori una polla d'acqua marina, in tal modo offrì agli Ateniesi il dominio sul mare.
Athena invece colpì con la lancia la roccia e ne nacque un albero d'ulivo. Poiché fu riconosciuto pubblicamente che questo era di maggiore utilità il predominio fu affidato alla dea. Da allora sull'Acropoli venne coltivato un uliveto, nato da quel primo ulivo, che era ritenuto da tutti sacro. Solamente da quelle piante sacre si ricavavano l'olio e le fronde che venivano offerte ai vincitori dei giochi panatenaici, fatti in onore di Athena. Su precisa disposizione del re Solone nel VI sec. a.C. l'olio d'oliva fu l'unico genere alimentare esportato dai Greci. E' da ricordare infine che il talamo nuziale di Ulisse era stato ricavato da un tronco di ulivo. L'ulivo in Sicilia divenne, assieme al fico, l'immagine stessa dell'Isola. Ad esso i Greci di Sicilia tributavano grande importanza tanto che sradicare anche un solo albero comportava la pena dell'esilio! I giochi panatenaici, introdotti dagli stessi e consistenti in gare ippiche (corse di carri, corse di cavalli, acrobati che saltavano dai cavalli in corsa) e in prove ginniche (corsa, lotta, pugilato, salto, lancio del disco), si concludevano sempre con un premio ai vincitori costituito da una corona di fronde d'ulivo e da un'anfora colma di olio sacro. È il caso di ricordare la credenza che sulla tomba di Adamo, sepolto sul Monte Tabor, germogliava un ulivo il cui seme proveniva direttamente dal paradiso terrestre.
Terminato il diluvio universale, una colomba portò a Noè un ramoscello d'ulivo per indicargli che la terra era emersa dalle acque diventando così simbolo di pace, simbolo che perdura ai nostri giorni. Il crisma, l'olio che fa brillare il volto, appartiene alla cultura ebraica: con esso si ungevano i sacerdoti, i profeti e i re (ricordiamo il re Davide). Il popolo di Gerusalemme accolse Gesù Cristo agitando ramoscelli di ulivo. Prima di morire questi pregò nell'Orto degli Ulivi e ancora oggi in quella città c'è il Monte degli Ulivi. L'olio viene usato in parecchi riti religiosi, specie cristiani (battesimo, cresima, estrema unzione). Non vi è rito sacro di antica tradizione pervenuto sino al nostro tempo, che non preveda l'uso dell'olio o la presenza di fronde d'ulivo.
Il Borzì ritenne l'olivastro pianta assai comune nel paesaggio botanico preellenico. Nella Sicilia ellenica quest'albero è grandemente rappresentato. Si narra infatti che gli Agrigentini furono sconfitti in battaglia dall'esercito cartaginese e costretti a pagare un fortissimo tributo. Al comandante cartaginese, rimasto grandemente sorpreso dalla quantità di ori e di gioielli presenti nella città, mostrarono un assai piccolo ed umile seme di ulivo come origine di tante ricchezze. Il consumo di olio e di vino, quali doni di Minerva e di Bacco, distingueva i Romani dai Barbari, forti consumatori di burro e di birra. Fin dall'antichità erano note le proprietà terapeutiche dell'olivo: si ricordano i principi attivi ad azione antielmintica, emolliente e lassativa contenuti nelle foglie, nella corteccia e nella resina (utilizzata per i colliri); l'olio poi era utilizzato, da solo o associato ad altre sostanze, per preparare molti medicamenti (Plinio ne descriveva 48); veniva inoltre usato per curare le ferite, per combattere le febbri, quale antidoto per alcuni veleni, per massaggiare il corpo onde rendere i muscoli più elastici. Viceversa, l'olio vecchio veniva utilizzato per scaldare il corpo e provocarne il sudore ed anche per dissipare la letargia e le convulsioni da tetano. Nelle abbazie il monacus infìrmorum, medico e speziale, preparava una mistura a base di olio, vino e bianco d'uovo, il cosiddetto balsamo del Samaritano, che ancora oggi costituisce un valido rimedio contro le scottature e i gonfiori. All'olio vengono riconosciute proprietà nella cura delle cardiopatie. E' ipotensivo, febbrifugo, antidiabetico, emolliente e diuretico.
Viene usato per massaggiare i bambini rachitici, per cospargere le gengive colpite da piorrea, per le nevriti, per le distorsioni e per la caduta dei capelli. Anche l'uso cosmetico dell'olio è antichissimo: bacche di cipresso, grani d'incenso, latte e olio di oliva costituiscono la ricetta di un preparato per la bellezza femminile contenuta in un papiro egiziano. Con l'olio si preparavano balsami e profumi. I Romani usavano l'olio anche per conservare i denti bianchi. Lucio Giunio Moderato Columella, scrittore latino del I sec. d. C., nel suo "De re rustica" ricorda che in Sicilia era d'uso preparare una pietanza a base di pasta d'olive, "la sampsa", in pratica un pesto di olive aromatizzato e salato. Il termine "sampsa", corrotto lungo i secoli, ha finito poi per indicare i residui solidi della spremitura dell'olio, cioè la sansa.
Scrisse Plinio che "due sono i liquidi più graditi al corpo umano: all'interno il vino, all'esterno l'olio". Anticamente l'olio veniva usato per l'illuminazione (si ricorda che anche il vangelo ne parla nella parabola delle vergini). Le prime lucerne (conformate in vario modo, in genere a coppa o a scodella, e costruite in terracotta, bronzo, rame, ferro e ottone) furono diffuse dai Fenici e dai Greci in tutto il bacino del Mediterraneo; successivamente vennero anche costruite in oro o argento e adoperate per adornare cattedrali e palazzi, ma sempre alimentate con olio. Ciò fino alla scoperta del petrolio che finì per soppiantarlo del tutto. Inutile sottolineare che per alimentare le lucerne veniva usato l'olio peggiore, quello lampante.
La conservazione delle olive era un rito tutto siciliano: le olive venivano schiacciate, deamarizzate in acqua, quindi condite con olio, aceto ed origano e consumate fresche oppure venivano trattate a secco con sale o in salamoia e conservate per lunghi periodi. Le varietà di olivo ancora oggi vengono chiamate con nomi femminili alquanto vezzosi quali: nuciddara, bianculidda, passilunara, calamignara, oglialora, ecc.
LA PIANTA
L'albero dell'ulivo è citato nei testi di Omero, rappresentato nei graffiti e affreschi delle tombe in Egitto, nominato nella Bibbia e nei testi arabi. La cristianità fin dalle sue origini è ricca di riferimenti all'olivo e all'olio.
Fu pianta sacra anche per i Sicelioti, i greci di Sicilia - a cui si deve la sua diffusione nell'isola - che punivano con l'esilio chi sraricava gli ulivi. La tradizione vuole che l'ateniese Aristeo, insegnò agli antichi siciliani come strarre l'olio, inventando "u trappitu" (tradizionale oleificio a pressione), e per questo fu onorato con un tempio in suo onore a Siracusa. Ma, fu con la dominazione araba che la coltivazione dell'ulivo si diffuse maggiormente in Sicilia.
Tutt'oggi vengono adoperati nel dialetto locale alcuni termini di derivazione araba: Giarra, tipico recipiente d'argilla specifico per tenervi l'olio; Burnia, vaso di argilla cotta per riporvi le olive; Coffa, corda intrecciata atta a contenere la pasta, da porre sotto il torchio; Tumminu, misura di capacità per le olive. In epoca successiva, i monaci Benedettini e Cistercensi divulgarono tecniche agronomiche e di coltivazione razionali e favorirono la diffusione dei frantoi.
LE OLIVE
Il patrimonio varietale è costituito in gran parte dalle cultivar: Tonda Iblea o Cetrale, Moresca o Janculidda, Nocellara Etnea o Virdisi, ma si trovano anche la Biancolilla, la Zaituna etc.
Gli oliveti tradizionali sono interessati da una pratica agricola limitata; la concimazione, normalmente viene effettuata in funzione della coltura consociata, erbai, cereali e mandorli.
L'irrigazione, tranne che nei nuovi impianti, si pratica solo come intervento di soccorso. La potatura si esegue dopo la raccolta, in genere ad anni alterni, accentuando così il fenomeno dell'alternanza di produzione. La lotta antiparassitaria è poco o per nulla praticata, poiché scarsa è l'incidenza delle emergenze fitosanitarie.
La raccolta, vene fatta prevalentemente a mano e precocemente, a partire dal mese di settembre fino a gennaio, differenziata in base all'altitudine. In alcune aziende si va diffondendo la raccolta agevolata con l'ausilio di scuotitori meccanici.
OLIVICOLTURA
L'olio, nel territorio siciliano è una delle piante arboree più rappresentative, e il paesaggio agrario è caratterizzato da un'olivicoltura di tipo tradizionale e secolare, con piante che hanno più di 100 anni.
Olivi sparsi nei seminativi delle aree collinari, olivi insieme a mandorli e carrubi ed in alcune zone con la vite e gli ortaggi, mentre nelle aree agrumentate, sono posti ai margini degli agrumi. Gli oliveti specializzati ed irrigui sono di recente costituzione.
Questa singolare e tipica olivicoltura è una ricchezza per il territorio, per le molteplici funzioni cui adempie: caratterizza l'ambiente, esplica un'azione di protezione del paesaggio e soprattutto sostiene il reddito delle numerose e piccole aziende agricole.
SITI CONSIGLIATI
olio-sicilia.itle aziende produttrici di Olio in Sicilia www.olio-sicilia.it

sabato 8 novembre 2008

opinioni

Non voglio essere di parte ma mi sembra doveroso riportare un opinione per quanto tale opinabile . chi vuole può dirmi cosa ne pensa


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Lettera aperta a Berlusconi - Da lettera from Washington di Oscar Bartoli



Scritto da redazione
Sabato 08 Novembre 2008 08:20
Gentile Mr. Berlusconi, Apparteniamo di diritto alla categoria degli 'imbecilli' da Lei qualificati che si sono sorpresi per la sua ennesima gaffe madornale, questa volta riservata al Presidente eletto degli Stati Uniti. Dal canto suo Lei appartiene alla categoria degli incontinenti verbali che trova a distanza di poche ore un esimio rappresentante anche nel capogruppo al senato
della sua maggioranza, Maurizo Gasparri. Siamo altrettanto convinti che la suburra che si alimenta alle sue televisioni sara' estasiata per la 'liberta' con la quale Lei si rivolge ad altri capi di stato. Lei e' persona di grande potere economico e politico. Ma, purtroppo, non e' attrezzato con le regole fondamentali del 'bon ton', forse perche' ha vissuto ed operato troppo tempo in ambienti nei quali quello che conta e' il denaro e la capacita' di farlo pesare con ogni mezzo sugli altri. Qui a Washington, negli ultimi anni, siamo sempre stati oggetto di dileggio e battute caustiche da parte dei diplomatici degli altri paesi che commentavano con acido umorismo le sue infelici esternazioni. Essendo Lei circondato da legioni di laudatores, nessuno si azzarda a farle presente che quando un personaggio come Lei ricopre altissime reponsabilita' deve avere un costante controllo della propria immagine e si deve imporre una sorta di mordacchia per evitare che le sue dichiarazioni pssano essere considerate offensive. E nessuno Le suggerisce di cambiare una buona volta registro, proprio nel suo interesse. Questo insistere su donnine e sesso, sui comunisti sempre in agguato (ma Putin e' stato allevato dalle Figlie di Maria?), sulle barzellette da caserma sta ormai dando alla sua immagine connotazioni patetiche, aggravate oltretutto da un'eta' e danni fisici che dovrebbero suggerire altri atteggiamenti. Essendo da Lei definito 'imbecille' mi permetto invece di non seguire il suo suggerimento affettuoso (per carita') di andare fare in c... secondo quanto riportato dalla stampa nazionale. Si tratta di uno sport nel quale non possiamo cimentarci perche' non abbiamo i talenti necessari. Ma essendo Lei omnisciente potra' forse darci qualche saggia indicazione sulla base di personali esperienze. Le auguriamo tutto il bene possibile, almeno fino a che si trova nella difficile situazione di rappresentare un meraviglioso Paese chiamato Italia.
OB, Imbecille

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