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sabato 12 giugno 2010

Ciminna

Ciminna


Panoramica di Ciminna
Foto © 2000 Edizioni Leopardi

Ciminna (C.A.P. 90023) dista 121 Km. da Agrigento, 124 Km. da Caltanissetta, 219 Km. da Catania, 141 Km. da Enna, 252 Km. da Messina, 42 Km. da Palermo, alla cui provincia appartiene, 257 Km. da Ragusa, 313 Km. da Siracusa, 141 Km. da Trapani.
Il comune conta 4.308 abitanti e ha una superficie di 5.634 ettari per una densità abitativa di 76 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona collinare interna, posta a 450 metri sopra il livello del mare.
Il municipio è sito in via Dott. Vito Graziano n. 1, tel. 091-8204220 fax. 091-8293300.
Piccolo borgo posto su una conca, si distingue per la produzione di prodotti agricoli come grano, olive, uva, ortaggi, mandorle e fave. È presente nel territorio la lavorazione artigianale del legno e del ferro.
Ciminna, in origine, probabilmente era il casale arabo di Hasû, ricco di piantagioni; ne sono testimonianza i numerosi resti risalenti all'età punica e romana. Sotto la dominazione normanna, ai piedi di un castello di cui ancora troviamo i resti, sorse l'antico borgo che oggi corrisponde alla città. La signoria feudale dei Ventimiglia, nel XVI secolo circa, la assunse a ducato, e tale rimase anche sotto i Griffeo principi di Partanna, che la adottarono come loro dimora permanente.
Con lo sguardo ai monumenti sottolineamo la Chiesa Madre, ricostruita intorno al 1500 su un'antica struttura, che conserva l'originario rosone in stile gotico e l'imponente campanile, la Chiesa di S. Domenico, all'interno della quale si può mirare una statua del Gagini, un esemplare polittico cinquecentesco e delle tele del Francesco Gigante che troviamo nella Chiesa del Purgatorio, eretta nel XV secolo circa.
Vituzzi è il soprannome con il quale, religiosamente, vengono chiamati i Ciminnesi, poiché devoti a San Vito, santo siciliano patrono della cittadina.

domenica 6 giugno 2010

ISNELLO

In una lussureggiane cornice naturale del Parco delle Madonie, adagiato fra le pieghe di una vallata, cui fa da vigile sentinella la possente mole della Montagna Grande e dominato dall'antico castello bizantino, sorge Isnello, "paese antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà (Carlo Levi)".

La storia di insediamenti dell'Eneolitico e' documentata dal ritrovamento di numerosi reperti nelle grotte del territorio. I ruderi dell'Eremo di San Leonardo e del castello che sovrasta l'abitato testimoniano verosimilmente la presenza bizantina nell'VIII secolo. In epoca normanno-sveva il territorio di Isnello diventa Regio Demanio ed il centro abitato si accresce attorno al nucleo del Castello. Durante la presenza araba Isnello, il cui nome era "Menzil al Himar", viene inglobata nella Val Demone. Dalla fine del XII secolo sino a parte del XV, durante le dominazioni angioina-aragonese, la storia del centro si intreccia con quella dei casati che vi si alternano: dagli Abbate ai Filangeri, dai Ventimiglia ai Santacolomba; con privilegio del 20 Luglio 1453 Arnaldo Santacolomba, signore di Isnello, ottiene da Alfonso il Magnanimo il "mero e misto imperio". Le costruzioni riconducibili a tale periodo (S. Maria Maggiore, S. Michele, Chiesa Madre) mostrano il passaggio dell'abitato dalla iniziale funzione prevelentemente militare ad una successiva fase caratterizzata da un accentuato sviluppo demografico ed urbanistico. La sede baronale e' "nel piano della Sala", oggi Piazza Mazzini, da dove, alla fine del 1500, viene spostata al "piano della Porta" e aggregata alla preesistente Chiesa del Rosario.

Nel 1788 "... i magistrati del Comune, avvalendosi della legge del 1788, consegnarono tosto al padrone di quel tempo il capitale, rispondente all'annuo reddito di lui, e il paese in tal modo si libero' per sempre da ogni diritto di signoria e di vassallaggio pria ancora che la feudalita' fosse stata abolita in Sicilia ..." (Cristoforo Grisanti, Folklore di Isnello, Palermo 1899-1909, ristampa, prefazione del Prof. Rudolf Schenda , 1981).

"…gli abitanti del nostro Comune non potendo più sopportare le vessazioni e gli arbitri del dominio dè baroni, che godevano l'esercizio del mero e misto impero, concesso nel 1453 dal re Alfonso ad Arnaldo Santacolomba, signore di questo Stato, vollero ricomprarlo, ed all'uopo richiesero facoltà dal luogotenente principe Caramanico, il quale ordinò deliberasse il consiglio civico sull'assunto; e questo in effetto deliberò unanimemente di mutuarsi la corrispondente somma con ipotecarei beni comunali, per ricomprare il cosidetto mero e misto impero, con doversi in seguito estinguere i frutti ed il capitale coi risparmi annuali da ottenersi dall'amministrazione del Comune. In tal modo, gli abitanti d'Isnello furono svincolati dall'autorità baronale…"(Carmelo Virga, Notizie storiche e topografiche d'Isnello e del suo territorio, Sellerio 1990) "..per il piccolo comune madonita la feudalita' ebbe termine in quell'anno, 1788, invece che nel 1812 ed e' questa una singolarita', che non trova riscontro nella storia di altri paesi feudali siciliani. Se la notizia venisse confermata e precisata alla luce della piu' recente, avvertita storiografica, bisognerebbe riprendere in esame qualche aspetto importante della storiografia siciliana…E' indispensabile che se occupi e preoccupi la storiografia della Sicilia feudale e moderna, perché il riscatto di Isnello, nel 1788, se effettivamente conseguito, pone agli storici più di un problema di non semplice soluzione…" (Prof. Francesco Renda, prefazione a 'Notizie Storiche e Topografiche di Isnello e del suo territorio', Palermo 1990).

sabato 27 febbraio 2010

Caltavuturo

Caltavuturo: "Caltavuturo raccoglie piu' di 5.300 abitanti. Esso si trova in provincia di Palermo e nei pressi della Rocca di Sciarra. Etimologicamente, il nome della citta' significa 'Rocca dell'avvoltoio'.
La citta' e ricca di fortificazioni: il primo sito fortificato si trova nei pressi della Valle del fiume Imera settentrionale e dei due torrenti che vi confluiscono: tale sito e' antecedente al periodo musulmano; ad ovest di tale struttura si trova il secondo sito fortificato, la fortezza di Sclafani. Entrabe le strutture avevano anche il compito di proteggere l'antica Himera.
Fu dominata dai Normanni. Dal XV secolo la citta' fu dominata da svariate famiglie nobili, a partire dai Sclafani fino a giungere ai Toledo.
Caltavuturo offre la possibilita' di effettuare delle passeggiate lungo le vie cittadine, diverse per origine e struttura. In effetti si ha la possibilita' di ammirare una parte cittadina piu' antica, di origine cinquecentesca, ed una parte piu' recente in prossimita' della Chiesa Madre.
Tra i vari monumenti cittadini ricordiamo innanzitutto la Chiesa Madre dedicata a San Pietro e San Paolo, edificata alla fine del 1500 e successivamente ristrutturata. Al suo interno si possono ammirare, ad esempio, una tela raffigurante 'L'Adorazione dei Magi'.
Successiva tappa turistica e' la Chiesa dedicata a Santa Maria La Nova. Essa e' anche denominata 'La Badia' e si presenta in una forma molto semplice ad una sola navata decorata con degli stucchi settecenteschi.

sabato 26 dicembre 2009

marineo pa



      
 






Marineo rientra nella provincia di Palermo. Il centro si sviluppa a 531 metri sul livello del mare e raggruppa quasi 6.700 abitanti.




Esso fu fondato nel 1553 da Francesco Beccadelli Bologna che successivamente, esattamente nel 1559, ordino' l'edificazione del Castello. Grazie ad alcuni ritrovamenti archeologici effettuati nella localita' Montagnola si puo' supporre l'esistenza nella zona di insediamenti che abbracciano un periodo storico che va dall'eta' protostorica ai primi decenni del XIV secolo.



Le principali strutture architettoniche ed artistiche della citta' sono il gia' citato castello ed alcuni edifici sacri.



Il castello e' situato su di uno sperone roccioso e si presenta con gli elementi tipici di una dimora rurale gentilizia. L'originaria struttura e' stata modificata dalla ricostruzione cinquecentesca effettuata dopo una fase d'abbandono.



La seicentesca Chiesa Madre cittadina e' intitolata a San Ciro. La struttura originaria ha subito delle modifiche durante il XIX secolo.



Da ricordare, infine, il Convento Francescano o Santuario della Madonna della Dajna. All'interno della Chiesa ad esso collegata si possono ammirare la seicentesca statua rappresentante San Vito ed il cinquecentesco gruppo rappresentante la Pieta'.

domenica 19 luglio 2009

Isola delle Femmine PA

http://www.isoladellefemmine.org/

http://www.youtube.com/watch?v=6AIcCPN7pG0&hl=it




STORIE E LEGGENDE

Il caratteristico profilo di un isolotto che rompe la monotona piattezza dell'orizzonte lungo la costa nord-occidentale della Sicilia è il segno distintivo del piccolo Comune di Isola delle Femmine. Ormai quasi un sobborgo di Palermo, cui è unita da un'autostrada e da una sequenza di palazzine e villette senza soluzione di continuità, il borgo marinaro conserva tuttavia le sue intrinseche caratteristiche e la sua personalità, mantenendo i legami con il passato pur proiettandosi nel futuro. Un passato, quello di Isola, che ha un sapore leggendario e che è legato proprio a quell'isolotto aspro e solitario tuffato nell'ininterrotto blu di mare e cielo.


Ai bambini passeggiando lungo l'anello del vecchio porto, si racconta la fantastica, orrida storia di una spaventosa prigione di donne, arroccata proprio sul quel brullo isolotto per isolare definitivamente le sciagurate dal resto del mondo. Agli occhi disincantati di un adulto il decrepito rudere che si erge nel punto più alto dell'isola, tutto sembra, invero, tranne che una prigione, ed infatti si tratta di quel che resta di una torre di avvistamento, parte del macchinoso quanto poco efficace sistema difensivo inaugurato nel Cinquecento in Sicilia. A questa torre, detta "di fuori" ne corrispondeva un'altra, quella "di terra", di forma circolare, che ancora si può osservare a sinistra del paese e che costituisce la più antica emergenza architettonica del luogo.


Un'altra leggenda, che unisce le vicende di Isola delle Femmine a quelle della vicina Capaci, vuole che il nome dell'isoletta derivi dalla presenza qui, in tempi remotissimi, di una minuscola comunità di donne turche, condannate all'esilio dai loro stessi congiunti per una non specificata colpa. Per anni le disgraziate vissero sull'isoletta nella torre da loro stesse costruita, fin quando i parenti, pentiti del proprio gesto, le raggiunsero per fare pace. Decisa a ricomporsi, la piccola colonia si trovò a fare i conti con la ristrettezza dello spazio a disposizione e decise di spostarsi sulla terraferma, dove fondò il nuovo paese di Capaci. Effettivamente anche la storia crea un legame fra Capaci ed Isola delle Femmine, ma lo basa su interessi economici: furono i pescatori di Capaci, infatti, che si recavano nel braccio di mare antistante Isola per pescare i tonni, a creare il primo nucleo della futura cittadina, realizzando una tonnara in piena regola alla quale appoggiarsi nel periodo di passaggio dei grossi pesci.


All'ombra della tonnara sorse più tardi una chiesetta ad uso dei pescatori e per lungo tempo, a causa della paura dei pirati che saccheggiavano i paesi della costa, insieme alla già nominata torre di avvistamento queste due furono le uniche costruzioni nel territorio isolano. Al principio dell'Ottocento, finalmente, pur essendo caduta in disuso la tonnara, i primi pescatori diedero vita al nuovo borgo marinaro che nel 1855, staccatosi da Capaci, divenne Comune autonomo. Circa un secolo più tardi, dopo un periodo di spopolamento dovuto alla massiccia emigrazione negli Stati Uniti, dove si raccolsero nella folta comunità di Pittsburgh, Isola delle Femmine riprese a crescere, acquistando l'attuale fisionomia di centro balneare. Naturalmente il turismo non è l'unica attività economica: fabbriche di arredamento, produzione di ceramiche (ad Isola delle Femmine ha sede lo stabilimento La Musa, noto per le belle ceramiche artistiche) e di imbarcazioni tipiche impegnano ugualmente gli isolani, garantendo al comune un certo benessere.

lunedì 9 marzo 2009

Castronuovo di sicilia PA

http://www.youtube.com/watch?v=gGtUGetDlsQ&hl=it castello

http://www.youtube.com/watch?v=RCHwccEx9hM&hl=it truscitedda

Castronuovo di Sicilia
Dove stare: Alberghi e Hotel
Foto, mappe e cartine stradali di
Turismo: La Chiesa Madre
Gastronomia: Pasta con i broccoli in tegame
Editoria e musica: La Perla dei Monti Sicani (video)
Prodotti locali e artigianato: Pagina in costruzione
Trasporti: Linee aeree, marittime, ferroviarie e autostradali
I nostri inserzionisti a Castronuovo di Sicilia
Altre aziende locali
I cognomi locali
Mailing List
Foto © 2000 Il Sole Editrice
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Castronuovo di Sicilia (C.A.P. 90030) dista 57 Km. da Agrigento, 82 Km. da Caltanissetta, 220 Km. da Catania, 123 Km. da Enna, 316 Km. da Messina, 82 Km. da Palermo, alla cui provincia appartiene, 193 Km. da Ragusa, 273 Km. da Siracusa, 181 Km. da Trapani.
Il comune conta 3.522 abitanti e ha una superficie di 19.991 ettari per una densità abitativa di 18 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona montuosa interna, posta a 680 metri sopra il livello del mare.
Il municipio è sito in piazza Municipio, tel. 091-8217031 fax. 091-8218183.
Nel settore agricolo si distingue la produzione di frutta, olive, cereali e uva da mosto; attivo è anche il campo artigianale con la lavorazione di oggetti in terracotta e la produzione di mobili.
Foto © 2000 Edizioni Leopardi
Il nome del paese ha origini normanne Castrum Novum il cui significato è nuovo castello. Piccolo borgo medievale sorto su di un pendio vicino alle sponde del fiume Platani, in un territorio di origini antichissime. Numerosi infatti sono i reperti e le tracce che dimostrano l'esistenza di abitati sin dall'epoca protostorica. Ellenizzato per la sua importanza strategica tra la valle del fiume Platani e del fiume Torto, venne successivamente distrutto probabilmente in periodo romano.
In epoca bizantina gli abitanti si trasferirono sulla vicina rupe di S.Vitale, che alla metà del XIV secolo per effetto della costruzione della nuova Chiesa Madre abbandonarono. Il successivo sviluppo dell'abitato avvenne a valle.Capoluogo di comarca sino al 1813, la città conobbe un successivo processo di impoverimento soprattutto a causa della emigrazione, tuttora perdurante.
Nel settore monumentale si ricorda la Chiesa Madre della SS. Trinità eretta nel 1404 e nuovamente edificata nel XVIII secolo, la Chiesa della Madonna del Rosario costruita nel 1666, alcuni resti dell'antico Castello di epoca normanna.

martedì 17 febbraio 2009

Termini Imerese PA

http://www.carnevaletermitano.it/
http://www.edilone.it/Rinasce-alle-porte-di-Termini-Imerese-PA-la-necropoli-di-Himera-la-pi%C3%B9-grande-in-Sicilia_restauro__x_186.html

Io personalmente mi sento molto legato sentimentalmente a questa cittadina dove naque la seconda moglie di mio nonno paterno.A mia nonna Angela Tocco dedico questo post
Tutte le foto di Termini Imerese
La programmazione cinematografica
Spedisci una cartolina da Termini Imerese
Dove alloggiare a Termini Imerese
I ristoranti di Termini Imerese
• Le pizzerie di Termini Imerese
I siti Web su Termini Imerese
Le aziende di Termini Imerese
Viaggi a Termini Imerese
Libri su Termini Imerese
Eventi a Termini Imerese
News a Termini Imerese
E-mail di Termini Imerese
Feste e Sagre
Famosa sin dall'antichità per le sue acque termali clorurosalsojodiche che sgorgano ad una temperatura di 43°C. Termini è anche un importante porto ed è dotata di un estesa area industriale. La città inizia ad assumere una certa importanza quando, dopo la sconfitta inflitta dai Cartaginesi ad Himera nel 408 a.C.. gli imeresi si stabiliscono qui, nelle vicinanze di una fonte termale. Divenuta colonia romana, attraversa un periodo di grande prosperità. Decade all'epoca delle invasioni barbariche per poi rifiorire nel periodo arabo e normanno. Divenuta nel Medio Evo principale porto di esportazione del grano saraceno, viene in seguito particolarmente protetta dai Vicerè spagnoli nel XVI sec. Oggi Termini comprende un nucleo più antico che si trova nella città alta e la città bassa, moderna. Molto animato è il Carnevale che vanta una certa tradizione, con sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati.
ALLA SCOPERTA DEL CENTRO
Si può partire da piazza Duomo, sulla quale si affaccia anche il Palazzo del Comune che possiede una ex-Sala Consiliare decorata con affreschi di Vincenzo La Barbera (1610) che narrano la storia della città.
Duomo - Ricostruito nel XVII sec, conserva al suo interno (4° cappella a destra) un fine altorilievo marmoreo della Madonna del Ponte di Ignazio Marabitti (1842), una pregevole statua lignea dell'Immacolata opera del Quattrocchi (1799) nell'omonima cappella e, nella cappella di S. Bartolomeo, un'interessante portantina rococò per recare la Comunione agli ammalati, di influenza veneta.
Museo Civico - In via Museo Civico, dal lato opposto della piazza rispetto al Duomo. Il percorso museale, ben allestito e arricchito da utili pannelli esplicativi, comprende una sezione archeologica e una pinacoteca. Nella prima sono esposti materiali risalenti al Paleolitico e al Neolitico provenienti da grotte locali, reperti degli scavi di Himera, tra cui spiccano due bei crateri attici a figure rosse (V sec. a.C.), una collezione numismatica (monete greche, romane e puniche) e infine, nel salone, ceramiche ellenistiche e romane, lucerne, vasetti e unguentari provenienti da corredi funebri, statue togate provenienti dal Foro e dalla cosiddetta casa di Stenio (I sec. d.C.). ritratti tra cui quello di Agrippina, madre di Caligola, che conserva ancora tracce di pittura, tubazioni dell'acquedotto Cornelio, epigrafi romane. Dal salone archeologico si accede alla cappella di S. Michele Arcangelo, affrescata da Nicolò da Pettineo, che ospita tra gli altri un trittico con la Madonna e Santi di Gaspare da Pesaro (1453), una croce marmorea bifacciale (XV sec.) di scuola gaginesca, e una scultura Iignea del XV sec., dall'interessante iconografia, che raffigura a Trinità in forma di Pietà (lo Spirito Santo è personificato). Dalla cappella si accede alla Pinacoteca (piano superiore) che raccoglie opere pittoriche dal XVII al XIX sec. In particolare si segnalano un'Annuciazione fiamminga (XVI sec.), alcune opere del pittore locale Vittorio la Barbera (Crocifissione. XVII sec.), il S. Sebastiano di Solimena e, in una piccola saletta in fondo, un piccolo trittico bizantino da viaggio su tavola (XVIII sec.) Imboccando via Belvedere, alle spalle del Duomo, si giunge alla terrazza da dove si ha un bel panorama sulla costa. Poco più avanti a sinistra si trova la graziosa chiesetta di S. Caterina d'Alessandria (XIV sec.) con bel portale a sesto acuto sormontato da un bassorilievo con l'effigie della santa. Poco oltre si entra nell'ombroso parco di Villa Paimert, dove si possono vedere i ruderi della Curia romana. Uscendo dalla villa e seguendo via Anfiteatro si trovano i resti dell'Anfiteatro romano (I sec. d.C.), di cui sono ben evidenti i piloni deIIambulacro esterno. Si torna in piazza Duomo e si imbocca via Mazzini: più avanti a destra la Chiesa del Monte, secentesca, fu a lungo utilizzata come Pantheon cittadino.
La città bassa - Scendere alla città bassa per la serpentina Balsamo (riprendendo l'automobile). Ad una curva a sinistra si può sostare in un vicolo che parte sulla destra per ammirare un bello scorcio sulla cupola in maiolica azzurra della Chiesa dell'Annunziata. Si giunge in piazza delle Terme, dominata dalla mole del Grande Albergo delle Terme, edificato nel XIX sec. su progetto dell'architetto Damiani Almeyda.
NELLE IMMEDIATE VICINANZE
Acquedotto Cornelio - Seguendo la statale per Caccamo, si imbocca una deviazione a sinistra (segnale giallo); dopo circa 300 m, ad una curva si vede alla propria sinistra l'acquedotto romano, a due ordini di arcate, che corre a cavallo della valletta formata dal torrente Barratina.
DINTORNI
Scavi di Himera - 18 km a est. Fondata neI 648 a.C. da coloni di Zancle, Himera fu teatro di una schiacciante sconfitta dei Cartaginesi ad opera di Agrigentini alleati ai Siracusani (480 a.C.). NeI 408 a.C. però, i Cartaginesi, sbarcati nuovamente sull'isola, la conquistarono e la rasero al suolo per sempre. Il sito dell'antica città si trova in cima a una collina a sud della statale Messina-Palermo. Qui sono stati portati alla luce resti delle mura e parte dell'area sacra con tre templi. Lungo la strada che sale agli scavi si trova l'Antiquarium, che sarà adibito all'esposizione di reperti degli scavi. L'edificio più importante e il meglio conservato è però il Tempio della Vittoria (V sec. a.C.). che si trova ai piedi della collina, a nord rispetto alla statale. E' probabile che i Greci ne abbiano imposto la costruzione ai Cartaginesi per celebrare la loro vittoria nel 480 a.C.; il tempio dedicato ad Atena, era in stile dorico con 6 colonne sul lato frontale e 14 sui lati lunghi: sono ben visibili resti di colonne, della cella, del pronao e dell'opistodomo. Le grondaie erano splendidamente decorate con sculture a testa leonina e sono oggi conservate al Museo Archeologico di Palermo.
San Nicola l'Arena - 13 km a ovest. Un castello dotato di tre torri circolari fronteggia il bel porticciolo turistico di questa località balneare. Prospiciente il porto un capanno in rovina conserva ancora i barconi utilizzati per la pesca al tonno; in lontananza (verso ovest) si vede la suggestiva torre di awistamento situata sul Capo Grosso




martedì 13 gennaio 2009

Zona Espansione Nord Palermo

http://www.youtube.com/watch?v=x5Kf34wIG7Y
Nato per essere un nuovo modello di edilizia popolare all'insegna della vivibilità, lo ZEN è stato a ragione definito uno dei tanti ecomostri disseminati per l'Italia. http://www.youtube.com/watch?v=ZcU213mxzlw
Allo ZEN, la cui costruzione ha avuto inizio nel lontano 1969, vivono oggi 16.000 persone.Lo ZEN è balzato agli onori della cronaca, quando Don Massimiliano Cerilli, parroco del rione, ha abbandonato la Chiesa, per cedere all'irresistibile passione per una 26enne parrocchiana.Al vero scandalo, il degrado del quartiere, i media non hanno mai prestato molta attenzione.Allo ZEN, c'è il piu' alto tasso di criminalità di tutta Palermo ed il 20% dei ragazzi non vanno oltre il diploma delle scuole elementari.

sabato 18 ottobre 2008

motore ricerca

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