| San Giovanni Gemini | ||
| | ![]() Foto © Roberto Meli | |
San Giovanni Gemini (C.A.P. 92020) dista 45 Km. da Agrigento, alla cui provincia appartiene, 67 Km. da Caltanissetta, 200 Km. da Catania, 108 Km. da Enna, 283 Km. da Messina, 94 Km. da Palermo, 181 Km. da Ragusa, 262 Km. da Siracusa, 193 Km. da Trapani. Il comune conta 8.457 abitanti e ha una superficie di 2.630 ettari per una densità abitativa di 322 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona di montagna interna, posta a 672 metri sopra il livello del mare. Foto © Roberto Meli Il municipio è sito in via Roma, tel. 0922-903314 fax. 0922-903336. Sito alle pendici del Monte Cammarata, San Giovanni Gemini vanta una ricca produzione di cereali, agrumi, olive, mandorle, fave e frutta. Fiorente è l'allevamento di bovini e ovini. Spiccano nel settore artigianale gli oggetti in legno, ferro e ceramica. Numerose sono sul territorio le miniere di salgemma e le cave di sabbia. In origine il paese venne chiamato San Giovanni di Cammarata per la vicinanza con l'omonimo monte. Nel 1879 fu trasformato in "San Giovanni Gemini" poiché nelle zone limitrofe sorgono due colli di uguale altezza definiti appunto Gemelli. Il borgo venne fondato nel 1451 dal conte di Cammarata Federico I Abatellis. Nel tempo ebbe un grosso sviluppo economico e demografico che spinse il nuovo signore del paese, don Ercole Branciforte, a separare nettamente i due territorio vicini di Cammarata e San Giovanni Gemini. Nel 1708 la città passò al conte don Luigi Moncada e a tale famiglia rimase sino all'abolizione della feudalità. Nel settore monumentale si distingue la Chiesa Madre dedicata a S. Giovanni Battista del XVII° secolo che conserva uno splendido crocifisso ligneo e un'urna entrambi del 1700. Di notevole interesse è pure la Chiesa del Carmine con il vicino convento del XVI secolo. | ||
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martedì 22 giugno 2010
san giovanni gemini
sabato 27 dicembre 2008
Raffadali ag.

http://www.google.com/url?q=http://www.youtube.com/watch%3Fv%3DbbX3HcXZ4vk&sa=X&oi=video_result&resnum=9&ct=thumbnail&usg=AFQjCNGVfSR__XVbyr-jUQPp0GvHOVc64w

CONOSCERE RAFFADALI
Stemma
Storia
Archeologia
Monumenti
Luoghi di culto
Feste e tradizioni
Economia
Luoghi da visitare
Come eravamo Raffadali si trova in provincia di Agrigento, a 420 metri sul livello del mare, in una posizione di dominio sulla Valle del Drago. La citta' raccoglie piu' di 14.000 abitanti.
L'economia cittadina si basa principalmente sull'agricoltura ed il settore terziario.Dal punto di vista storico, occorre ricordare che nell'undicesimo secolo il casale di Rahal ed il territorio pertinente sono ceduti alla nobile famiglia di Girolamo Montaperto che ne mantenne la signoria fino alla fine della feudalita'.
Dal punto di vista folcloristico, le manifestazioni cittadine piu' importanti riguardano il Carnevale con la sfilata dei carri e la Pasqua che prevede le drammatizzazioni degli ultimi momenti della vita di Gesu'.
Dal punto di vista naturalistico occorre precisare che nei dintorni cittadini si trovano delle localita' montuose interessanti non solo dal punto di vista naturalistico, appunto, ma anche archeologico. Si sta parlando del Monte Guastanella - alto 602 metri, con un cono formato da roccia gessosa e caratterizzato dalla presenza di grotte e tombe preistoriche -, il Monte Giafaglione - alto 674 metri e caratterizzato da estensioni di mandorli e case sparse -, il Cozzo d'Oro - alto 512 metri -, il Monte Banco - alto 526 metri - ed il Monte Grotticelle - alto 636 metri -.
Dal punto di vista culturale, infine, la citta' di Raffadali va ricordata per la Chiesa Madre intitolata alla Madonna degli Infermi - elevata ad arcipretura nel 1574, con un interno a tre navate e contenente, tra l'altro, un sarcofago d'eta' romana formato, tra l'altro, "Il Ratto di Proserpina" - ed il Palazzo del Principe.
Gastronomia e prodotti tipici
Cittadini illustri


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Come eravamo Raffadali si trova in provincia di Agrigento, a 420 metri sul livello del mare, in una posizione di dominio sulla Valle del Drago. La citta' raccoglie piu' di 14.000 abitanti.
L'economia cittadina si basa principalmente sull'agricoltura ed il settore terziario.Dal punto di vista storico, occorre ricordare che nell'undicesimo secolo il casale di Rahal ed il territorio pertinente sono ceduti alla nobile famiglia di Girolamo Montaperto che ne mantenne la signoria fino alla fine della feudalita'.
Dal punto di vista folcloristico, le manifestazioni cittadine piu' importanti riguardano il Carnevale con la sfilata dei carri e la Pasqua che prevede le drammatizzazioni degli ultimi momenti della vita di Gesu'.
Dal punto di vista naturalistico occorre precisare che nei dintorni cittadini si trovano delle localita' montuose interessanti non solo dal punto di vista naturalistico, appunto, ma anche archeologico. Si sta parlando del Monte Guastanella - alto 602 metri, con un cono formato da roccia gessosa e caratterizzato dalla presenza di grotte e tombe preistoriche -, il Monte Giafaglione - alto 674 metri e caratterizzato da estensioni di mandorli e case sparse -, il Cozzo d'Oro - alto 512 metri -, il Monte Banco - alto 526 metri - ed il Monte Grotticelle - alto 636 metri -.
Dal punto di vista culturale, infine, la citta' di Raffadali va ricordata per la Chiesa Madre intitolata alla Madonna degli Infermi - elevata ad arcipretura nel 1574, con un interno a tre navate e contenente, tra l'altro, un sarcofago d'eta' romana formato, tra l'altro, "Il Ratto di Proserpina" - ed il Palazzo del Principe.
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sabato 18 ottobre 2008
valle dei templi agrigento


Tempio di Zeus
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Lungo un crinale, impropriamente chiamato valle, e nella zona più a sud, vengono eretti nell'arco di un secolo (V sec. a.C.) numerosi templi a testimonianza della prosperità della città. Incendiati dai Cartaginesi nel 406 a.C., vengono restaurati dai Romani (I sec. a.C.) che rispettano l'originale stile dorico. Sono forse gli eventi sismici, o la furia distruttrice dei cristiani avallati da un editto dell'imperatore d'Oriente Teodosio (IV sec.), a determinare il crollo dei templi. Unico rimasto intatto è il Tempio della Concordia, che nel VI sec. viene trasformato in chiesa. Durante il Medioevo i materiali di costruzione vengono saccheggiati e poi utilizzati per innalzare altri edifici. In particolare il Tempio di Zeus Olimpio viene familiarmente chiamato Cava dei Giganti e fornisce materiale per la Chiesa di S. Nicola e per il braccio settecentesco del molo di Porto Empedocle. Tutti gli edifici sono orientati verso est, per rispettare il criterio classico (sia greco che romano) che l'ingresso alla cella che ospitava la statua della divinità fosse illuminato dal sole nascente, fonte e principio di vita. I templi sono inoltre in stile dorico ed esastili (cioè con sei colonne sul lato frontale), tranne quello di Zeus Olimpio che presentava sette semicolonne incassate in un muro che chiudeva tutto l'edificio. Costruiti in tufo calcareo, i templi offrono una vista particolarmente suggestiva all'alba e soprattutto al tramonto, quando assumono una calda colorazione dorata. Il nome dato ai templi è quello greco, tra parentesi viene dato il nome latino delle divinità (nel caso sia differente). Si consiglia di iniziare la visita dall 'area archeologica del Tempio di Zeus che osserva orari più ridotti.
Altare sacrificale - Subito dopo l'entrata, sulla destra, in posizione leggermente arretrata, si vedono i resti di un enorme altare, destinato ai sacrifici importanti. Vi si potevano sacrificare fino a 100 buoi in una sola volta. Il termine ecatombe, utilizzato oggi per indicare una strage, significa proprio uccisione di cento - hecaton - buoi - bous.
Tempio di Zeus Olimpio (Giove) - Completamente rovinato al suolo, venne eretto in seguito alla vittoria degli agrigentini (alleati ai siracusani) sui Cartaginesi ad Himera (avvenuta intorno al 480 a.C.) come forma di ringraziamento a Zeus. Era uno dei più grandi templi dell'antichità con i suoi 113 m di lunghezza e 56 m di larghezza, e si suppone non sia mai stato terminato. La trabeazione era sostenuta da semicolonne alte 20 m a cui probabilmente si alternavano i telamoni, colossali statue delle quali una si trova al Museo Archeologico Regionale (si veda più avanti). Una sua riproduzione è distesa al centro del tempio e dà un'idea delle dimensioni che l'edificio doveva avere. Il tempio non era circondato dal classico colonnato aperto, ma da un paramento continuo che chiudeva gli spazi tra le colonne che, all'interno, divenivano pilastri squadrati. Alcuni dei blocchi presentano ancora i segni che servivano per il sollevamento. Sono incisioni profonde a forma di U entro le quali venivano fatte scorrere le corde che, collegate ad una sorta di gru, permettevano di sollevare e impilare i vari elementi.
Tempio di Castore e Polluce o dei Dioscuri - E' il simbolo di Agrigento. Costruito negli ultimi decenni del V sec. a.C.. è attribuito ai due gemelli nati dall'unione di Leda e Zeus, tramutato in cigno. Del tempio restano solo quattro colonne ed una parte della trabeazione. rialzate nel XIX sec. Sotto uno spigolo della cornice si può ancora ammirare una rosetta, tipico elemento decorativo. Sulla destra sussistono i resti di un probabile santuario dedicato alle divinità ctonie (infernali): Persefone, regina degli Inferi, e la madre Demetra, dea della fertilità. Si distinguono in particolare un altare quadrato, destinato probabilmente all'offerta sacrificale di porcellini, e un altro di forma circolare, con al centro un pozzetto sacro. Qui veniva verosimilmente compiuto il rito delle Tesmoforie, festa in onore di Demetra celebrata dalle donne sposate. In lontananza, ultimo sulla linea immaginaria che collega tutti i templi della valle. si scorge il Tempio di Efesto (Vulcano). Ne rimangono pochi resti. La leggenda racconta che il dio del fuoco avesse un'officina sotto l'Etna dove fabbricava i fulmini di Zeus aiutato dai ciclopi. Ritornare sui propri passi, uscire dal recinto e imboccare la via dei Templi, oltre la strada, sulla destra.
Tempio dl Eracle (Ercole) - In stile dorico arcaico, è il più antico della serie. Le vestigia ci permettono di indovinare l'eleganza di questo tempio, che oggi presenta in posizione eretta un allineamento di 8 colonne, rastremate, rialzate nella prima metà deI '900. Dal tempio si vede, verso sud, la cosiddetta Tomba di Terone. Proseguendo lungo la via si possono ancora vedere, sulla sinistra, dei profondi solchi generalmente interpretati come segni lasciati dalle ruote dei carri. La marcata profondità è forse dovuta ad una successiva trasformazione in condotte per l'acqua. Sulla destra si oltrepassa la Villa Aurea, residenza di Sir Alexander Hardcastle, mecenate appassionato di archeologia che finanziò il risollevamento delle colonne del tempio di Eracle.
Necropoli paleocristiana - Si trova proprio sotto la strada ed è scavata nella roccia, non lontano dalle antiche mura della città. Vi si riscontrano diversi tipi di sepoltura: a loculo e ad arcosolio (vani sormontati da una nicchia ad arco), come si trova più frequentemente nelle catacombe. Prima di giungere al Tempio della Concordia si può notare un altro gruppo di sepolture sulla destra.
Tempio della Concordia - E' uno dei templi meglio conservati dell'antichità e questo permette di apprezzare appieno la sua eleganza e imponenza. Il fatto che sia giunto integro fino a noi è da attri- buire alla sua trasformazione in chiesa nel VI sec. della quale si possono ancora intravedere, all'interno del colonnato, le arcate praticate nell'originario muro della cella del tempio classico. E' stato costruito, si suppone, intorno all'anno 430 a.C., ma non si sa a chi fosse dedicato. Il nome Concordia deriva da un'iscrizione latina trovata nelle vicinanze. Il tempio presenta il procedimento di "correzione ottica": le colonne sono rastremate (si assottigliano cioè verso l'alto in modo da sembrare più alte) e presentano l'entasi (un piccolo rigonfiamento a circa 2/3 dell'altezza che elimina l'effetto ottico di assottigliamento), ma sono anche leggermente inclinate verso il centro del lato frontale. Questo permette all'osservatore che si trovi ad una certa distanza dal tempio di cogliere un'immagine perfettamente diritta. Il fregio presenta l'alternanza classica di triglifi e metope, non ornate da bassorilievi. Nemmeno il frontone era decorato.
Antiquarium di Agrigento Paleocristiana (Casa Pace) - Ripercorre una parte della vita della città attraverso interessanti pannelli esplicativi ed alcuni reperti. In particolare è illustrata la storia della trasformazione del Tempio della Concordia in basilica.
Antiquarium lconografico della Collina del Templi (Casa Barbadoro) - In un rustico ristrutturato sono raccolte belle immagini della Valle dei Templi nei disegni e nelle incisioni dei viaggiatori e degli studiosi del passato.
Tempio di Hera Lacinia (Giunone) - Si trova sull'estremità della collina ed è tradizionalmente attribuito alla dea protettrice del matrimonio e del parto. L'appellativo Lacinia deriva da un'associazione impropria con il santuario che sorge nei pressi di Crotone, sul Promontorio Lacinio. Il tempio conserva il colonnato (anche se non in perfette condizioni), parzialmente risollevato neI '900. All'interno si distinguono le colonne del pronao e dell'opistodomo ed il muro della cella. Costruito intorno alla metà del V sec. a.C., è stato incendiato dai Cartaginesi nel 406 a.C. (si possono ancora notare delle tracce di bruciato sulle pareti della cella). Ad oriente si conserva l'altare del tempio, mentre alle spalle dell'edificio (di fianco alle scale) c'è una cisterna. All 'uscita della città, si trovano la tomba di Terone e il Tempio di Asciepio.
Tomba di Terone - Visibile anche dalla strada di Caltagirone. Il monumento, erroneamente creduto il sepolcro del tiranno, risale in realtà all'epoca della dominazione romana e sarebbe stato eretto in onore dei soldati caduti durante la seconda guerra punica. In tufo, è di forma leggermente piramidale ed era probabilmente coronato da un tetto a punta, il basamento, molto alto, sostiene un secondo ordine ornato di false porte e, agli spigoli, di colonne ioniche.
Tempio di Asciepio (Esculapio) - Poco oltre la tomba di Terone, sulla strada per Caltanissetta. Pannello indicatore poco visibile, sulla destra. I resti di questo tempio del V sec. a.C. sorgono in mezzo alla campagna. Era dedicato ad Asciepio, dio della medicina figlio di Apollo del quale sembra vi fosse custodita una bellissima statua, opera di Mirone.
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Altare sacrificale - Subito dopo l'entrata, sulla destra, in posizione leggermente arretrata, si vedono i resti di un enorme altare, destinato ai sacrifici importanti. Vi si potevano sacrificare fino a 100 buoi in una sola volta. Il termine ecatombe, utilizzato oggi per indicare una strage, significa proprio uccisione di cento - hecaton - buoi - bous.
Tempio di Zeus Olimpio (Giove) - Completamente rovinato al suolo, venne eretto in seguito alla vittoria degli agrigentini (alleati ai siracusani) sui Cartaginesi ad Himera (avvenuta intorno al 480 a.C.) come forma di ringraziamento a Zeus. Era uno dei più grandi templi dell'antichità con i suoi 113 m di lunghezza e 56 m di larghezza, e si suppone non sia mai stato terminato. La trabeazione era sostenuta da semicolonne alte 20 m a cui probabilmente si alternavano i telamoni, colossali statue delle quali una si trova al Museo Archeologico Regionale (si veda più avanti). Una sua riproduzione è distesa al centro del tempio e dà un'idea delle dimensioni che l'edificio doveva avere. Il tempio non era circondato dal classico colonnato aperto, ma da un paramento continuo che chiudeva gli spazi tra le colonne che, all'interno, divenivano pilastri squadrati. Alcuni dei blocchi presentano ancora i segni che servivano per il sollevamento. Sono incisioni profonde a forma di U entro le quali venivano fatte scorrere le corde che, collegate ad una sorta di gru, permettevano di sollevare e impilare i vari elementi.
Tempio di Castore e Polluce o dei Dioscuri - E' il simbolo di Agrigento. Costruito negli ultimi decenni del V sec. a.C.. è attribuito ai due gemelli nati dall'unione di Leda e Zeus, tramutato in cigno. Del tempio restano solo quattro colonne ed una parte della trabeazione. rialzate nel XIX sec. Sotto uno spigolo della cornice si può ancora ammirare una rosetta, tipico elemento decorativo. Sulla destra sussistono i resti di un probabile santuario dedicato alle divinità ctonie (infernali): Persefone, regina degli Inferi, e la madre Demetra, dea della fertilità. Si distinguono in particolare un altare quadrato, destinato probabilmente all'offerta sacrificale di porcellini, e un altro di forma circolare, con al centro un pozzetto sacro. Qui veniva verosimilmente compiuto il rito delle Tesmoforie, festa in onore di Demetra celebrata dalle donne sposate. In lontananza, ultimo sulla linea immaginaria che collega tutti i templi della valle. si scorge il Tempio di Efesto (Vulcano). Ne rimangono pochi resti. La leggenda racconta che il dio del fuoco avesse un'officina sotto l'Etna dove fabbricava i fulmini di Zeus aiutato dai ciclopi. Ritornare sui propri passi, uscire dal recinto e imboccare la via dei Templi, oltre la strada, sulla destra.
Tempio dl Eracle (Ercole) - In stile dorico arcaico, è il più antico della serie. Le vestigia ci permettono di indovinare l'eleganza di questo tempio, che oggi presenta in posizione eretta un allineamento di 8 colonne, rastremate, rialzate nella prima metà deI '900. Dal tempio si vede, verso sud, la cosiddetta Tomba di Terone. Proseguendo lungo la via si possono ancora vedere, sulla sinistra, dei profondi solchi generalmente interpretati come segni lasciati dalle ruote dei carri. La marcata profondità è forse dovuta ad una successiva trasformazione in condotte per l'acqua. Sulla destra si oltrepassa la Villa Aurea, residenza di Sir Alexander Hardcastle, mecenate appassionato di archeologia che finanziò il risollevamento delle colonne del tempio di Eracle.
Necropoli paleocristiana - Si trova proprio sotto la strada ed è scavata nella roccia, non lontano dalle antiche mura della città. Vi si riscontrano diversi tipi di sepoltura: a loculo e ad arcosolio (vani sormontati da una nicchia ad arco), come si trova più frequentemente nelle catacombe. Prima di giungere al Tempio della Concordia si può notare un altro gruppo di sepolture sulla destra.
Tempio della Concordia - E' uno dei templi meglio conservati dell'antichità e questo permette di apprezzare appieno la sua eleganza e imponenza. Il fatto che sia giunto integro fino a noi è da attri- buire alla sua trasformazione in chiesa nel VI sec. della quale si possono ancora intravedere, all'interno del colonnato, le arcate praticate nell'originario muro della cella del tempio classico. E' stato costruito, si suppone, intorno all'anno 430 a.C., ma non si sa a chi fosse dedicato. Il nome Concordia deriva da un'iscrizione latina trovata nelle vicinanze. Il tempio presenta il procedimento di "correzione ottica": le colonne sono rastremate (si assottigliano cioè verso l'alto in modo da sembrare più alte) e presentano l'entasi (un piccolo rigonfiamento a circa 2/3 dell'altezza che elimina l'effetto ottico di assottigliamento), ma sono anche leggermente inclinate verso il centro del lato frontale. Questo permette all'osservatore che si trovi ad una certa distanza dal tempio di cogliere un'immagine perfettamente diritta. Il fregio presenta l'alternanza classica di triglifi e metope, non ornate da bassorilievi. Nemmeno il frontone era decorato.
Antiquarium di Agrigento Paleocristiana (Casa Pace) - Ripercorre una parte della vita della città attraverso interessanti pannelli esplicativi ed alcuni reperti. In particolare è illustrata la storia della trasformazione del Tempio della Concordia in basilica.
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Tempio di Hera Lacinia (Giunone) - Si trova sull'estremità della collina ed è tradizionalmente attribuito alla dea protettrice del matrimonio e del parto. L'appellativo Lacinia deriva da un'associazione impropria con il santuario che sorge nei pressi di Crotone, sul Promontorio Lacinio. Il tempio conserva il colonnato (anche se non in perfette condizioni), parzialmente risollevato neI '900. All'interno si distinguono le colonne del pronao e dell'opistodomo ed il muro della cella. Costruito intorno alla metà del V sec. a.C., è stato incendiato dai Cartaginesi nel 406 a.C. (si possono ancora notare delle tracce di bruciato sulle pareti della cella). Ad oriente si conserva l'altare del tempio, mentre alle spalle dell'edificio (di fianco alle scale) c'è una cisterna. All 'uscita della città, si trovano la tomba di Terone e il Tempio di Asciepio.
Tomba di Terone - Visibile anche dalla strada di Caltagirone. Il monumento, erroneamente creduto il sepolcro del tiranno, risale in realtà all'epoca della dominazione romana e sarebbe stato eretto in onore dei soldati caduti durante la seconda guerra punica. In tufo, è di forma leggermente piramidale ed era probabilmente coronato da un tetto a punta, il basamento, molto alto, sostiene un secondo ordine ornato di false porte e, agli spigoli, di colonne ioniche.
Tempio di Asciepio (Esculapio) - Poco oltre la tomba di Terone, sulla strada per Caltanissetta. Pannello indicatore poco visibile, sulla destra. I resti di questo tempio del V sec. a.C. sorgono in mezzo alla campagna. Era dedicato ad Asciepio, dio della medicina figlio di Apollo del quale sembra vi fosse custodita una bellissima statua, opera di Mirone.
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